febbraio 8, 2018

Recensione della Biografia Romanzata

PRISMA – Newsletter di cultura, spettacolo e voglia di vivere (meglio) Anno IX – Numero 283

 

ETTORE ROESLER FRANZ, IL CANTORE DI “ROMA SPARITA”

Tutti i romani, tutti gli studiosi e gli appassionati di Roma, hanno un debito enorme verso la figura storica di Ettore Roesler Franz, che con i suoi 120 acquerelli del ciclo “Roma Sparita” ha consegnato per sempre alla memoria il ritratto della città medioevale e contadina, l’aspetto urbanistico e sociale di un’Urbe dalle rovine magnifiche che però, con la sua elezione a capitale del neonato Regno d’Italia, dopo la Breccia di Porta Pia del 1870, era destinata a cambiare per sempre il suo volto con ampie demolizioni e ricostruzioni. Oggi la vita di Ettore Roesler Franz rivive in un bellissimo romanzo di un suo discendente diretto, Francesco, pubblicato da Intra Moenia. E’ il racconto di un uomo fuori dal comune, di un artista e un fotografo sempre felicemente ispirato, ma anche lo spaccato vivace di un’epoca dove si muovono personaggi famosi come Wagner, Goethe, Liszt e Gregorovius, senza dimenticare la Contessa Lara, Ernesto Nathan, Ettore Ferrari, Giacomo Balla e tanti altri. Una biografia romanzata ma rigorosa e precisa. Un racconto completo e avvincente, accompagnato da numerose riproduzioni artistiche e fotografiche. Ettore intuì le profonde trasformazioni e le disinvolte (per non dire sciagurate) speculazioni edilizie della nuova Roma italiana dopo tanti secoli di potere temporale dei Papi. Il suo sguardo nostalgico di artista e fotografo è arricchito però, quasi infiammato, da una speciale sensibilità sociale, da una particolare predilezione per i poveri e per i semplici. Anche lui sperava che il Risorgimento avrebbe portato un senso di giustizia e un benessere economico più diffusi, a Roma e in tutto il Paese. Ma il suo ideale umanitario fu contraddetto dai fatti e dalle scelte della classe dominante. Eppure il grande Ettore Roesler Franz dedicò tutto se stesso all’arte (fino a rinunciare a farsi una famiglia) e diventò un pittore famoso in tutta Europa grazie anche alle sue numerose esposizioni, al reticolo dei suoi rapporti familiari e alla stima universale di cui godeva. L’autore del romanzo oggi giustamente rilancia la proposta di intitolare al suo avo le rovine di Ponte Rotto, vicine all’Isola Tiberina. Glielo dobbiamo, al magnifico cantore di “Roma Sparita”.

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