giugno 9, 2016

Quando il Ghetto «galleggiava» sul fiume Tevere

Il libro di Gregorovius sulla storia del quartiere

di Lauretta Colonnelli

Quando Ferdinand Gregorovius visitò per la prima volta il Ghetto “il Tevere era straripato, e le sue acque gialle
scorrevano per la strada più bassa chiamata Fiumara, le case della quale hanno in parte le loro fondamenta nell’acqua. Le acque erano salite fino al portico di Ottavia, e coprivano i piani inferiori deUe case circostanti. Ogni anno il popolo d1sraello va soggetto a questo diluvio: il Ghetto galleggia sulle acque, né più né meno che l’arca di Noè con i suoi uomini e i suoi animali”.
Era il 1853. Gregorovius era appena arrivato a Roma dalla Germania, non sulle tracce dei viaggiatori del Grand Tour, attratti soprattutto dall’arte e dall’archeologia, ma spinto da interessi storici e sociali. Resterà nella Città Eterna una ventina di anni e la racconterà nella sua monumentale «Storia della città di Roma nel Medioevo», non ancora concepita quando fissava queste annotazioni sul Ghetto. Ma già rifletteva sulla necessità di uno studio su questo quartiere e sugli ebrei che lo abitavano: «Sarebbe argomento assai più interessante che non le sterili dissertazioni sopra punti insignificanti di archeologia. Potrebbe servire moltissimo a chiarire lo sviluppo successivo del cristianesimo in Roma, e varrebbe non poco a completare nel modo piùutile la nostra conoscenza della storia della civiltà>>. Si avvicinò con sincera partecipazione ai «poveri ebrei» che vivevano da secoli in quel labirinto di strade e di vicoli fiancheggiati da case altissime, quasi fossero sovrapposti e ammucchiati in un colombario: unica antica rovina vivente tra le rovine della città.
Ne raccontò la storia partendo dai tempi di Pompeo, quando i primi ebrei si stabilirono a Roma e resistettero per secoli, nonostante fosse la città dei loro nemici: prima quei Romani che avevano distrutto il  tempio di Gerusalemme, poi i Papi che rappresentavano il Cristo da loro messo in croce.
Ne descrisse la vita quotidiana, tra i mucchi di cenci che le donne rammendavano e gli uomini rivendevano. Ma anche le magnifiche cerimonie festive nelle antiche Scole.
Le pagine di Gregorovius sono ora ripubblicate da Intra Moenia nel libretto «Il Ghetto e gli ebrei di Roma>>, arricchito dagli acquerelli di Ettore Roesler Franz.

Gregorovius - Il Ghetto e gli Ebrei di Roma
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