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INDICE
1 orari e prezzi
2 desrizione
3 E.R.Franz Romano per nascita e per lingua (di Maria Elisa Tittoni)
4 Tra memoria del passato e cronaca del presente (di Federica Pirani)
5 Ii mestieri fluviali nella Roma Pittoresca (di Donatella Occhiuzzi)
6 Testamento e ricordi di Ettore Roesler Franz (di Pierluigi Roesler Franz)
7 Gli acquedotti romani e la Via Appia Antica (di Pierluigi Roesler Franz)
8 BIOGRAFIA - Ettore Roesler Franz (di Maria Cristina Biagi)
9 Esposizioni recenti
10 Musei ed enti pubblici che conservano acquerelli di Ettore Roesler Franz
11 Elenco opere
12 MATERIALE APPESO IN MOSTRA
13 MATERIALE NON IN MOSTRA
14 link utili

 

 

Ettore Roesler Franz a 57 anni (Giacomo Balla - 1902)


ETTORE ROESLER FRANZ

( 1845 - 1907 )

AL MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE NEL CENTENARIO DELLA MORTE



Paesaggi della memoria: gli acquerelli romani di Ettore Roesler Franz dal 1876 al 1895

IMMAGINI A COLORI

DI UNA ROMA SCOMPARSA


cliccare sull'immagine per ingrandire

La via Fiumara, nel Ghetto, inondata

Isola Tiberina da ponente col Ponte Cestio prima delle ultime demolizioni

La Porta S. Paolo o Ostiense

Piazza Barberini - La Via del Tritone al fondo


Ponte Senatorio, detto Ponte Rotto

La via Rua, in fondo il Portico d'Ottavia

Vecchie case nel vicolo della Volpe in fondo il campanile della Chiesa e Ospizio di S. Maria dell'Anima

Dai Prati di Castello - Il Tevere colle vecchie case della via di Monte Brianzo


Dal 19 dicembre 2007 al 30 marzo 2008 una mostra

raccoglie una ricca selezione di acquerelli del famoso vedutista dell’Ottocento


Piazza Sant'Egidio 1/b- Roma (Per la mappa stradale vedere

http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp/idelemento/49033)


Orari:
lunedì-domenica ore 10.00-20.00;

la biglietteria chiude un'ora prima


Prezzi:
biglietto integrato mostra+museo: € 5,50 intero
€ 4,00 ridotto    **
gratuito per le seguenti casistiche:

1) per i cittadini dell'Unione Europea di età inferiore ai 18 anni e superiore ai 65 nonché per i cittadini stranieri secondo condizioni di reciprocità, anche di Paesi extra     Unione Europea;
2) per le guide turistiche dell'Unione Europea e i cittadini di Paesi extra Unione Europea, in condizione di reciprocità, nell'esercizio della attività professionale, mediante     esibizione di valida licenza rilasciata dalla competente autorità;
3)per gli interpreti turistici dell'Unione Europea e di Paesi extra Unione Europea, in condizione di reciprocità, quando occorra la loro opera a fianco della guida,     mediante esibizione di valida licenza rilasciata dalla competente autorità;
4) per i membri dell'ICOM (International Council of Museum) e i membri degli Istituti di cultura stranieri e nazionali quali Accademia dei Lincei, Istituto di Studi Romani,     Amici dei Musei di Roma, ICCROM, Istituto Centrale del Restauro;
5) per ragioni di studio o di ricerca, attestate da istituzioni scolastiche o universitarie, da accademie, da istituti di ricerca e di cultura italiani o stranieri, da organi del     Ministero dei Beni Culturali o da altri uffici dell’Amministrazione Comunale;
6) per tutti in occasione della Settimana dei Beni Culturali, nonché per analoghe manifestazioni culturali o in occasione di particolari avvenimenti, stabiliti     dall'Amministrazione Comunale, con direttiva europea o disposizione ministeriale;
7) per gruppi o comitive di studenti delle scuole italiane, statali e non statali e degli altri stati appartenenti all’Unione Europea o a Paesi extra Unione Europea in     condizioni di reciprocità., accompagnati dai loro insegnanti, previa prenotazione, nel contingente stabilito dal capo dell’istituto;
8) per i docenti e gli studenti delle facoltà di architettura, di conservazione dei beni culturali, di scienze della formazione e dei corsi di laurea in lettere o materie letterarie     con indirizzo archeologico o storico artistico delle facoltà di lettere e filosofia, appartenenti all'Unione Europea o a Paesi extra Unione Europea in condizioni di     reciprocità. Il biglietto gratuito è rilasciato agli studenti mediante esibizione del certificato di iscrizione per l’anno accademico in corso;
9) per i docenti e gli studenti delle accademie di belle arti o di corrispondenti istituti appartenenti all'Unione Europea o di Paesi extra Unione Europea, in condizioni di     reciprocità. Il biglietto gratuito è rilasciato agli studenti mediante esibizione del certificato di iscrizione per l’anno accademico in corso;
10) per gli studenti in possesso della “Carta Studenti” istituita dalla Consulta Provinciale degli Studenti di Roma;
11) per personalità ospitate dall'Amministrazione Comunale in occasione di eventi di rappresentanza;
12) per i cittadini dell'Unione Europea portatori di handicap e per un loro familiare o altro accompagnatore che dimostri la propria appartenenza a servizi di assistenza     socio-sanitaria;
13) per i giornalisti dietro esibizione della tessera professionale.

**Ingresso a tariffa ridotta:

1) Per i cittadini dell’Unione Europea di età compresa tra i 18 e i 25 anni e, a condizione di reciprocità, anche di paesi Extra Unione Europea, nonché per i docenti con     incarico a tempo indeterminato delle scuole statali e comunali;
2) per gli iscritti all'Istituzione Biblioteche Comunali di Roma, in possesso di Bibliocard;
3) per i possessori della tessera del "C.T.S." , dell'Associazione Carta Giovani Italiana e della Carta Internazionale dello Studente;
4) per i possessori di abbonamento annuale ATAC e di Metrebus Card annuale;
5) per i cittadini iscritti all'Università Popolare di Roma (UPTER).

Prenotazione:

Gruppi (minimo 12 persone) € 25 (obbligatoria il sabato e festivi).Per i gruppi non è possibile effettuare la prenotazione online.
La prenotazione è gratuita per le scuole (obbligatoria tutti i giorni).

Prenotazione online:
http://www.ticketclic.it/database/B2c/order.cfm?siteDefID=804&LN=39

Prenotazione telefonica:
Per singoli e gruppi 060608 tutti i giorni 9.00-22.30 (costo aggiuntivo prenotazione € 1,00). Per le scuole 06- 39967800 lun-ven 9.00-17.00 sab 9.00-13.30

Info: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 - 22.30)


Memorie e immagini di un tempo passato, quartieri, vicoli e case attraversati da genti e mestieri ormai scomparsi. Gli acquerelli di Ettore Roesler Franz (1845-1907) sono la testimonianza a colori della Roma sparita di fine Ottocento, la città che oggi gli rende omaggio nel Centenario della sua morte con la mostra “Paesaggi della memoria: gli acquerelli romani di Ettore Roesler Franz dal 1876 al 1895”, ospitata dal 19 dicembre 2007 al 24 marzo 2008 al Museo di Roma in Trastevere. L’esposizione nasce dalla collaborazione tra l’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma e la Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri, desiderosi di sviluppare il rapporto di promozione culturale congiunta stabilita tra le due Istituzioni e recentemente rinnovata dalla firma in Campidoglio il 3 aprile 2007 di un Memorandum d’Intesa.

Dal Museo di Roma in Trastevere, simbolo della vita popolare romana di fine Settecento e Ottocento, che nella sua collezione permanente già accoglie una selezione degli acquerelli di Roesler Franz, la mostra sarà circuitata nel 2008 in Europa dell’est e del nord tramite la rete degli Istituti Italiani di Cultura.

Padrone assoluto della difficile tecnica dell’acquerello, artista poliglotta dalla mentalità cosmopolita ma, allo stesso tempo, profondamente legato alla sua città, Ettore Roesler Franz con le sue opere volle dare testimonianza, in Italia e all’estero, dei profondi cambiamenti vissuti da Roma dopo la sua proclamazione a capitale d’Italia nel 1870 e dopo l’ultima, disastrosa alluvione del 31 dicembre dello stesso anno. Il rapido processo di modernizzazione della città lo spinse a dipingere e a fotografare le zone interessate dalle ristrutturazioni urbanistiche e quelle più esposte al pericolo di demolizione. La sua attenzione si rivolse alle zone maggiormente coinvolte in questi irreversibili mutamenti: le rive del Tevere – dove furono abbattuti gli edifici costruiti a ridosso del fiume per poter costruire i muraglioni di contenimento al fiume - ma anche le zone di Piazza Venezia, del Ghetto e dei rioni storici di Borgo, Trastevere e Monti, dove furono cancellate importanti testimonianze urbanistiche, architettoniche e artistiche della Roma del passato.

Nella mostra “Paesaggi della memoria” si possono ammirare 79 dei 120 acquerelli a cui l’artista lavorò dal 1876 al 1895, in un percorso che abbraccia le due sponde del Tevere, la riva destra e la riva sinistra, raccontando la vita che scorreva nei vari rioni in una realtà incontaminata. Presentati anche alcuni ritratti di Ettore Roesler Franz e della sua famiglia e 15 acquerelli in cui l’artista raffigurò gli acquedotti della campagna romana tra i dintorni di Tivoli e la Via Appia Antica. Questi “giganti dell’acqua”, con i loro grandiosi ponti, furono una delle mete preferite dal vedutista romano che sembra invitare idealmente l’osservatore a ripercorrere quegli itinerari così suggestivi e poco noti.

Tutte le opere descrivono con sensibilità antropologica le molteplici attività della vita quotidiana di una città che ancora aveva la dimensione umana e sociale di un paese. Negli acquerelli dedicati a Roma sparita troviamo raffigurati, con dovizia di particolari, vecchi saperi e abilità popolari e le attività, ormai scomparse, legate all’economia fluviale. L’edificazione dei muraglioni di contenimento al Tevere, infatti, se da un lato eliminò il problema delle piene alluvionali, dall’altro cancellò tutti i mestieri basati sulla vicinanza dell’acqua, come gli acquaioli, i vaccinari, i vascellari, i tintori, i traghettatori, i mugnai, i pescatori, i legnaioli, i marinai, le lavandaie, i renaioli e i fiumaroli.

Un mondo che il vedutista romano riuscì a documentare nei suoi 120 acquerelli, suddivisi in tre serie, ciascuna di 40 opere. La prima serie da lui dedicata a Roma pittoresca/Memoria di un’era che passa venne ospitata al Palazzo delle Esposizioni nel 1883, anno della sua inaugurazione. Leopoldo Torlonia, allora sindaco di Roma, si interessò direttamente all’acquisto delle opere che costò £ 18.000 alle casse comunali. Le ultime due serie, invece, furono acquistate l’anno successivo alla morte di Roesler Franz, dopo alcune dibattute sedute della giunta capitolina, per la cifra di £ 35.000. La serie completa fu presentata per la prima volta a Castel Sant’Angelo nel 1911, in occasione dell’Esposizione Universale di Roma.

Gli acquerelli di Roma sparita, come è meglio conosciuta la raccolta, furono inizialmente sistemati nel Palazzetto della Farnesina ai Baullari, poi trasferiti a piazza Bocca della Verità nell’appena inaugurato Museo di Roma che però venne chiuso nel 1939 a causa della guerra. Ebbero la loro definitiva sistemazione solo nel 1952 nella nuova sede del Museo di Roma a Palazzo Braschi. Nel 1980 ventotto acquerelli della raccolta vennero trasferiti nel Museo del Folklore a Trastevere, da poco inaugurato, dove sono ancora oggi esposti a rotazione per periodi limitati.

Ettore Roesler Franz, pittore del paesaggio e della memoria, viaggiò a lungo in Italia e in Europa, come dimostrano le 46 esposizioni realizzate in Italia e le 23 all’estero, legandosi in particolar modo alla Gran Bretagna (tutti i materiali dei suoi acquerelli – carta, pennelli e colori – sono di provenienza inglese), il paese dove soggiornò più volte e dove si trovavano i maggiori acquirenti delle sue opere. In circa 35 anni di attività questo geniale vedutista, ammiratore della pittura di Turner, di Constable ma soprattutto di Corot, dipinse più di mille acquerelli e fondò (ne fu più volte presidente) la Società degli acquerellisti di Roma. Invece dipinse appena una quindicina di olii e poche altre opere a tempera, a testimonianza del suo amore per la tecnica dell’acquerello che riteneva essere il mezzo migliore per riprodurre le vedute campestri e specialmente la trasparenza dei cieli e delle acque.

Suoi soggetti preferiti sono i paesaggi della campagna romana, laziale e abruzzese, le vedute di Tivoli e quelle inglesi, ma la notorietà di Franz resta indissolubilmente legata alle tre serie di Roma sparita che ancora oggi ci suggestionano facendoci immaginare una Roma che ormai non vive più.



Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura
Patrizia Bracci +39 06 82077337 - +39 349 4287675 p.bracci@zetema.it
Giusi Alessio +39 0682077327 - +39 340 4206562 g.alessio@zetema.it

http://www.zetema.it

Per acquistare il Catalogo della mostra di pagg. 288, curato da Maria Elisa Tittoni, Federica Pirani e Maria Paola Fornasiero, tradotto in inglese ed edito da Mandragora di Firenze vedere i siti:

http://www.mandragora.it/italiano/pagine/02catalogo1.html

http://www.libroco.it/cgi-bin/dettaglio.cgi/codiceweb=461681721427534//Mandragora/Paesaggi%20della%20Memoria.%20Gli%20acquerelli%20romani%20di%20Ettore%20Roesler%20Franz%20dal%201876%20al%201895.%20Landscapes%20of%20Memory.%20The%20Roman%20Watercolours%20of%20Ettore%20Roesler%20Franz,%201876-95./461681721427534.html>

http://www.artbooks.com/wc.dll?ab~searchitemno~&cart=0&itemno=82204


"Ettore Roesler Franz "romano per nascita e per lingua"


di Maria Elisa Tittoni

"Roma sparita": questa locuzione condensa nella sua sottesa vena nostalgica le diverse sensazioni di sgomento, turbamento e sconcerto che animarono i romani ed alcuni artisti e intellettuali europei di fronte alle rapide e febbrili trasformazioni che Roma andava subendo a seguito del suo nuovo status di capitale del Regno d'Italia.Trasformazioni che in molti casi furono percepite come delle vere e proprie distruzioni, sia ad esempio dallo storico dell'arte tedesco Herman Grimm, che nel 1886 diede alle stampe il pamphlet La distruzione di Roma1, sia da un artista come Ernest Hébert, che a questo tema dedicò il dipinto Roma sdegnata per rendere omaggio a questa per lui perduta Roma.La città mutata, caratterizzata da una nuova e straordinaria vitalità, aveva provocato in molti un amaro ed aspro rimpianto della città silente che avevano conosciuto ed amato, di quel luogo incantato dove le vestigia del passato e la grande tradizione classica avevano rappresentato una inesauribile fonte di ispirazione.

Appena un mese dopo la breccia di Porta Pia, il 30 ottobre 1870 Ferdinand Gregorovius commentava l'avvenuta annessione di Roma scrivendo nei suoi Diari: "Roma perderà l'aria di repubblica mondiale, che ho respirato diciotto anni. Essa discende al grado di capitale degli italiani … Il medio evo è stato spazzato via dalla tramontana con tutto lo spirito storico del passato. Roma ha perduto il suo incanto". Di nuovo l'anno successivo egli tornava ad annotare che "questo trasformarsi della città santa in una città moderna è il rovescio di quel tempo in cui Roma pagana fu con pari passione tramutata in Roma spirituale"2. Seguendo con appassionato interesse le vicende edilizie romane il Gregorovius, divenuto dal marzo 1876 "cittadino di Roma", intervenne nel dibattito sulla costruzione dei muraglioni del Tevere a seguito della drammatica inondazione del dicembre 1870. Di fronte alla radicale proposta di Garibaldi del 1875 di deviare fuori della città il corso del fiume egli affermò che "togliere il Tevere a Roma sarebbe più che togliere gli occhi a un volto umano"3. La scelta definitiva fu per il progetto dell'architetto Raffaele Canevari e i lavori iniziati nel 1876 troncarono definitivamente il secolare rapporto fra il fiume e la città; come giustamente sottolineava il Bellinzoni nel suo articolo Il Tevere e le sue trasformazioni, pubblicato sul Popolo Romano nel 18814: "Tutto l'interesse che s'attaccava alle fabbricazioni svolgentesi sulle rive del nostro Tevere o è già sparito, o andrà per inevitabile destino cancellandosi. Di qui a 10 anni, nessuno, romano o no, saprà ricordarsi della forma che avevano i limiti del Tevere, tanto accidentali e tanto sublimi nella loro bruttezza. Forse nessun filosofo si sentirà ispirato, guardando i nuovi quais ed i nuovi argini di pietra bianchiccia a scrivere un'opera impareggiabile su Roma come è avvenuto a Gregorovius, il quale passando dal ponte Cestio e mirando gli strati di creta pantanosi, le rosse muraglie rivestite d'edera e d'erica, i dirupi sassosi dell'isola Tiberina flagellati dalla corrente e le nere mole piantate sull'acqua gialla, concepì il pensiero di scrivere auree pagine sulla Roma medievale". Nello stesso articolo l'autore loda il "giovane acquerellista" Roesler Franz che "abbandonato le vie del commercio … ha compreso che la sua città natale andava a perdere per le esigenze della vita moderna e de' suoi nuovi destini, la caratteristica sua più impressa di romanticismo, che oltre al formare l'incanto dei touristes ed adescare le voglie del pittore, serve di delucidazione storica ai tempi bui del medio-evo". Opera dunque meritoria quella dell'artista: infatti egli nella sua previdenza è venuto a "rimpiazzare tanto a proposito l'opera rinnovatrice del progresso". Il corpus dei suoi acquerelli costituirebbe quindi "un documento prezioso" nel quale si rivelano "con più evidenza della parola le fasi della sua città attraverso l'avvicendarsi dei tempi". Al 1881 risale anche la lettera al presidente dell'Accademia di San Luca, l'architetto Francesco Azzurri, nella quale Gregorovius, lamentando le pesanti trasformazioni che andavano "spogliando rapidamente della sua vecchia fisionomia" Roma, "in guisa che questa tra non molto, sarà cancellata persino dalla memoria degli stessi romani", mette in risalto come l'opera di Roesler Franz possa contribuire a salvare la memoria e l'immagine della sua tanto amata città: "Ciò sarà, più tardi, causa di non lieve rammarico, se non è venuto a tempo, per rimediare il danno, l'Arte, facendo, nelle sue opere, deposito dei ricordi monumentali romani. È tempo davvero, anzi, già ci stringe l'ultima ora, di salvare, per via di riproduzioni a pennello e a fotografia, i più importanti prospetti della città medioevali, prima che essi siano distrutti per sempre"5. Nel prosieguo della lettera l'illustre storico tedesco, che si firma "Cittadino Romano", riconosce ad "un giovane pittore che, quantunque porti cognome straniero, tuttavia, è Romano per nascita e per lingua" la benemerenza di aver voluto "raccogliere e conservare con la sua arte, le più caratteristiche vedute della vecchia Roma" che andava scomparendo. Ricordando la visita allo studio dell'artista, sollecitato probabilmente proprio dallarticolo del' Bellinzoni, Gregorovius trova parole di commossa ammirazione per i suoi acquerelli affermando: "Perciò mi gode l'animo di accorgermi che, spontaneamente, è nato, nell'immaginazione di un artista Romano, un concetto di tanta importanza, e che costui, per ispirazione, ha indovinato essere una tale opera, non solo artisticamente piacevolissima, ma anche storicamente necessaria, perché compito imposto agli artisti viventi dalla pietà verso il passato". L'apprezzamento per l'impegno di Roesler Franz spinse Gregorovius ad invocare linteressamento 'dell'Accademia di San Luca per favorire "un progetto così ben ideato, che avrebbe, per fine, di salvare, col mezzo dell'arte, dall'oblivione le memorie locali le più importanti di Roma medio-evali". Incisa della Rocchetta, che a suo tempo pubblicò questa lettera di Gregorovius, non trovò nei carteggi dell'Accademia di San Luca la minuta della risposta di Azzurri a "questo scritto tanto pieno di passione per le memorie romane". Tuttavia egli rintracciò un'altra minuta dell'Azzurri, all'epoca presidente dell'Accademia, nella quale, ringraziando lo storico per una conferenza tenuta nell'aula accademica nel maggio 1881, si afferma: "l'utile e la necessità di conservare memoria di quanto in Roma sta per cangiarsi e sparire non può, da nessuno che abbia senno, essere messo in forse: e la parola autorevolissima della S.V. gioverà, senza fallo, a maggiormente imprimerla nella mente di chi più di tutti deve averlo a cuore"6. L'Azzurri prosegue asserendo che l'Accademia si è già assunta l'impegno di farsi "avvocata e sostenitrice della nobile idea della S.V." presso "la competente autorità comunale". Ancora Gregorovius replica all'Azzurri nel giugno dichiarando la sua soddisfazione per "l'accoglienza favorevole" alla sua proposta, ma soprattutto per la consapevolezza raggiunta che i "Romani" hanno "perdonato la parte attiva presa alle lor cose cittadine, in merito delle lunghe fatiche da me dedicate alla storia romana". In effetti la nuova Roma che si andava configurando con la costruzione dei muraglioni, dei nuovi quartieri, con la distruzione di villa Ludovisi era oggetto di dibattiti e discussioni fin nei salotti intellettuali della giovane capitale quale quello di Giulia Roccagiovine, dove "Hébert a beaucoup parlé contre la vente ou pour mieux dire, la destruction de la villa Ludovisi à Rome. Le Maître a fini par dire que dans vingt ans Rome serait une ville dans le genre de Francfort. Il approuve beaucoup les lettres de Grimm, Gregorovius et Bonghi à propos des démolition (sic) et surtout des constructions horribles que l'on fait à Rome actuellement"7. Il favore di Gregorovius per l'opera di Roesler Franz affonda le sue radici nella sintonia di sensazioni e percezioni della città che entrambi, ognuno a suo modo, avevano elaborato. La descrizione del Ghetto e della veduta da ponte Quattro Capi delle rive di Trastevere che lo storico tedesco aveva affidato ai suoi Ricordi storici e pittorici dItalia, 'pubblicati in Italia dopo il 1865, è sufficiente per comprendere come gli acquerelli dell'artista riflettano e traducano in immagini lo stesso sentimento di affascinata melanconia che suscitava in loro la vista di questa Roma antica e medievale. Si trattava, infatti, secondo le parole di Gregorovius, di "una vista originale ed attraente quale non esiste forse la seconda in questa città delle memorie. Di là si scorge il pittorico Trastevere, colle sue antiche architetture, colle sue torri rovinate … in faccia le file delle case del Ghetto costruzioni quasi a foggia di torri, e bizzarre colle finestre ornate di vasi di fiori, e dalle mura delle quali pende ogni sorta di masserizie, la quale fila di case scende fino al fiume le cui onde torbide ne lambiscono le mura. Allorquando lo visitai per la prima volta il Tevere era straripato e le sue acque scorrevano per la strada più bassa detta la Fiumara"8. Al di là del giudizio di valore sulla qualità dell'opera di Roesler Franz, rimane indubbiamente significativa la sua coerenza con la temperie culturale di opposizione alla radicale modernizzazione della città che aveva animato gli scritti di Gregorovius e aveva fatto affermare al Bellinzoni a proposito della "prima serie di acquerelli del Sig. Roesler-Franz": "Alcune opere d'arte non vanno osservate dal solo lato plastico. Volendo assolutamente ricercarne il pregio nelle qualità tecniche, si verrebbe a disconoscerne il valore più intrinseco dell'artista, che risiede nell'elevatezza del concetto e nella felice organizzazione d'una idea o d'un sentimento"9. Proprio nel riconoscimento di questa coerenza l'Amministrazione comunale volle procedere all'acquisto delle vedute di "Roma sparita" che ora, nella loro delicata grazia di forme e colore, ci affidano il vivo ricordo di luoghi, ambienti e atmosfere scomparse.

1 - H. Grimm, La distruzione di Roma, tradotta da C.V. Giusti, Torino-Roma-Firenze, Loescher, 1886.
2 - F. Gregorovius, Diari Romani. 1852-1874, a cura di A.M. Arpino, 2 voll., Roma, Avanzini e Torraca, 1967, II, pp. 528, 545.
3 - Cit. in A. Muñoz, Roma sparita, Roma, Danesi, 1931-1936, s. I, fasc. I.
4 - L. Bellinzoni, Il Tevere e le sue trasformazioni (Prima serie d'acquerelli del Sig. E. Roesler-Franz), Il Popolo Romano, 20 marzo 1881.
5 - La lettera è pubblicata in G. Incisa della Rocchetta, Gregorovius, Roesler Franz e il Museo di Roma, "Bollettino dei Musei Comunali di Roma", XXII, 1975, pp. 40-44.
6 - Ibid.
7 - Cfr. M.E. Tittoni, La Roma sdegnata di Ernest Hébert, in Scritti in onore di Gianna Piantoni. Testimonianze e contributi, a cura di S. Frezzotti e P. Rosazza Ferraris, Roma, De Luca, 2007, pp. 103-108.
8 - F. Gregorovius, Ricordi storici e pittorici d'Italia, traduzione dal tedesco di A. di Cossilla, 2 voll., Milano, Manini, post 1865, I, pp. 87-89.
9 - Bellinzoni 1881, cit.


Acquerelli e fotografie di "Roma sparita". Tra memoria del passato e cronaca del presente


di Federica Pirani

Nelle rappresentazioni cartografiche del XIX secolo gli sventramenti urbani o, più poeticamente, gli "abbellimenti" delle città, come erano spesso eufemisticamente chiamati dagli artefici dei piani regolatori, venivano rappresentati attraverso un particolare livello di lettura che comprendeva in una sola immagine il tempo presente e gli esiti futuri: generalmente in giallo erano le zone da demolire, che delimitavano case, strade, isolati e piazze, sulle quali, comunque, insistevano le grandi rettilinee che avrebbero tagliato le città1.

Le "nuove vie" tracciate dai piani regolatori della Roma postunitaria, che per alcuni avrebbero dovuto "spalancarsi ed allungarsi con giovialità meneghina, frescura ginevrina, dirizzura torinese e fasto parigino"2, per molti altri furono una vera e propria "distruzione di Roma"3.La più attenta classe intellettuale italiana e straniera, artisti, scrittori e letterati, infatti, stigmatizzarono i piani regolatori del 1872 e del 1883, che cambiarono radicalmente l'aspetto millenario della città, come un vero e proprio "vento di barbarie"4.Ingrandire la capitale era diventato uno dei più facili e redditizi affari economici e fu subito evidente l'impossibilità di mettere un freno all'incessante "febbre edilizia" che in nome della necessaria modernizzazione faceva tabula rasa di alcuni dei luoghi più ammirati del mondo. Se il presente e il futuro erano ormai definiti e l'irreversibilità delle scelte determinava il destino della città, non restava che rivolgersi con lo sguardo al passato cercando di rendere indelebile il ricordo e preservando l'immagine di ciò che andava scomparendo.Il senso di abbandono e di sgomento che invase la popolazione di fronte alle profonde trasformazioni e la coscienza dell'imminenza della perdita fecero sì che lo stesso Comune di Roma si preoccupasse di documentare con un'ampia, ma discontinua e frammentaria, campagna fotografica i mutamenti urbanistici di alcuni luoghi della città che più di altri avrebbero subito modifiche e metamorfosi radicali: immagini di strade, piazze, edifici in demolizione, dettagli di cortili e di case, vicoli solitari inquadrati da diversi punti di vista, entrarono a far parte degli archivi dell'amministrazione comunale, lasciando ai posteri, immortalate dall'occhio di fotografi, per lo più non ancora identificati, le "scene del crimine" che si stava perpetrando5. Parallelamente al lavoro dei fotografi si collocavano le esigenze degli archeologi impegnati in quegli anni a disegnare, misurare, fare rilievi di quello che sarebbe da lì a poco scomparso e delle vestigia che contemporaneamente emergevano - spesso solo provvisoriamente - durante gli scavi. Diversi artisti, come Luigi Serra e Filiberto Petiti, si dedicarono a ritrarre le demolizioni, e assai vasta fu la pubblicistica di denuncia contro la speculazione edilizia, dai roboanti interventi retorici di Gabriele D'Annunzio agli scritti di Cesare Pascarella e Matilde Serao.La serie dei centoventi acquerelli di "Roma sparita" di Ettore Roesler Franz, eseguita dal 1876 al 1896, è stata però considerata, direi per antonomasia, da allora fino ad oggi, il lavoro più completo sull'immagine della città prima delle demolizioni della fine dell'Ottocento. Le Memorie di un'era che passa - così chiamate dallo stesso artista - rappresentano infatti, con sentita partecipazione, la documentazione visiva di quelle zone - quartieri e rioni - dove maggiore sarebbe stato il mutamento: dalla costruzione degli argini del Tevere, che avrebbe profondamente modificato la vita e le attività intorno al fiume, alla distruzione del tessuto urbano medievale del Ghetto, di Trastevere e di Borgo, all'espansione della città verso i Prati di Castello.Ad apprezzarne il risultato fu, tra i primi, l'amico e ispiratore Ferdinand Gregorovius, illustre storico della Roma medievale, che in una lettera al presidente dell'Accademia di San Luca, Francesco Azzurri, si compiacque che un artista romano dal nome straniero avesse così bene interpretato il suo pensiero dedicandosi a un'opera "non solo artisticamente piacevolissima, ma anche storicamente necessaria"6. Peraltro l'impresa di Roesler Franz, sin dal suo esordio, non ebbe unanimi consensi, e anzi critiche anche pungenti accompagnarono le vicende di quest'opera: dalla sua "istituzionalizzazione", quando parte del lavoro entrò nelle raccolte del Comune di Roma7, all'uso che ne diede la politica culturale fascista, esaltandone gli aspetti stereotipati, sentimentali e bozzettistici, attraverso i quali si voleva rappresentare la vita popolare nel secolo appena trascorso8, fino al paradosso degli ultimi decenni, durante i quali la serie di acquerelli di Roesler Franz, pur riscontrando una straordinaria fortuna iconografica con la riproduzione delle immagini di "Roma sparita" su calendari, cartoline e souvenir di ogni genere, è stata al contempo considerata, nel suo complesso, una produzione artisticamente minore seppur interessante dal punto di vista storico-documentario. Per la realizzazione della serie "Roma sparita" il pittore si avvalse di un'ampia documentazione fotografica.Analogamente al metodo di lavoro di numerosi artisti degli ultimi decenni dell'Ottocento anche Roesler Franz, infatti, utilizzò la fotografia come efficace supporto all'elaborazione dell'immagine dipinta e condivise con molti altri pittori l'interesse per le sperimentazioni del nuovo mezzo di riproduzione.Si conoscono, tra le altre, le produzioni fotografiche di Federico Faruffini e di Pio Joris, di Aurelio Tiratelli e di Vincenzo Cabianca, di Giulio Aristide Sartorio e di Francesco Paolo Michetti9, per non nominarne che alcuni, e sono note le modalità attraverso le quali la ripresa meccanica divenne un efficace strumento di lavoro, arrivando a configurarsi quasi come un sostituto del disegno e del bozzetto10. Probabilmente l'entusiasmo e l'interesse di Roesler Franz per la fotografia, testimoniato dalla vastità e dalla varietà dei soggetti conservati, è il risultato della confluenza di diversi elementi: dalle vicende biografiche alla formazione culturale.La conoscenza della cultura anglosassone e, in particolare, la fascinazione per i testi di John Ruskin, del quale lesse con passione Le pietre di Venezia, portò, tra l'altro, l'artista a condividere l'assunto del teorico-pittore inglese che si compiaceva della "quasi servile rassomiglianza" della fotografia quale strumento efficacissimo per la conservazione di ciò che inevitabilmente si sarebbe perduto.Se il suo primo vate ispiratore fu Ruskin, a far nascere in Roesler Franz il desiderio di fotografare contribuì certamente la frequentazione della Società degli Acquarellisti, di cui fu fondatore nel 1875 insieme a Nazzareno Cipriani. La prima esposizione dell'associazione si tenne nel 1876 nel negozio di materiali per artisti del fotografo Pietro Dovizielli, che ospitò anche alcune delle successive mostre nel proprio studio, quasi a voler perpetuare quello stretto legame che aveva unito pittori e fotografi dai tempi di Nadar11.In effetti il pittore divenne amico di fotografi quali Augusto Castellani e i fratelli D'Alessandri, Pio Tedeschi12 e Federico Filoni13, aderì all'Associazione Amatori di Fotografia in Roma14, collezionò calotipie e albumine di diversi maestri come Giacomo Caneva, Gustave Eugène Chauffourier, i fratelli Alinari, Francis Frith, George Washington Wilson, Anselm Schmitz, i fratelli Abdullah e altri ancora e, soprattutto, realizzò nel decennio tra il 1880 e il 1890 più di mille fotografie "per suo uso esclusivo"15.Si tratta di una serie di originali in un'unica copia, albumine stampate a contatto di diversi formati, per lo più 12 × 17, incollate quattro per pagina, a coppie o singolarmente a seconda del formato su diversi album16.Solo una parte del corpus fotografico, circa settecento immagini17, è direttamente relazionabile alla serie di acquerelli di "Roma sparita", trattandosi perlopiù di vedute del Ghetto, di Campo de' Fiori, di piazza Montanara18 e della zona del Campidoglio, delle rive del Tevere, dei Prati di Castello con i Borghi, di Testaccio e della Marmorata e di altre zone di Roma. A questo insieme occorre comunque aggiungere una buona parte delle fotografie con modelli in posa, eseguite generalmente nello studio del pittore ma anche all'aperto, che venivano realizzate per studiare i gesti e i costumi dei personaggi che avrebbero animato la scena dipinta19.In verità, però, l'interesse di Roesler Franz per l'immagine fotografica ha orizzonti più ampi e complessi di quelli finora scandagliati, configurandosi come una ricerca composita, una vera e propria assimilazione di un nuovo linguaggio, non solo funzionale a "immortalare il tempo che passa", ma anche a riflettere sul rapporto dell'uomo col paesaggio naturale, a studiare le vibrazioni e i riflessi della luce attraverso le chiome degli alberi o il rispecchiarsi del cielo nell'acqua delle paludi e dei fiumi20, a comprendere il sapere architettonico della spazialità gotica ma anche a compiacersi del fascino di sapore tardoromantico che suscitano le rovine delle chiese medievali21.Accanto a questi temi, sempre tramite la fotografia, Roesler Franz, da uomo del suo tempo, assorbe quell'affannosa attitudine di matrice positivista verso la catalogazione, la classificazione, la schedatura di tutto quello che può trasformarsi in un insieme sistematico e preciso: dalle immagini dei monumenti ai costumi popolari, dai mestieri alle razze umane22.È probabile che Roesler Franz, come altri artisti e critici del periodo, ritenesse che la visione fotografica offrisse una possibilità di meditazione sulla realtà in grado di coadiuvare, ma certo non sostituire, la più complessa elaborazione dell'opera pittorica. Effettivamente in alcune fotografie degli album è riportata sull'immagine la quadrettatura in modo da facilitarne la trasposizione sull'acquerello di dimensioni molto più ampie. In un caso, certamente significativo, di una veduta di Tivoli la stampa fotografica è posta al centro del foglio quadrettato mentre tutti e quattro i lati sono completati e ampliati dall'intervento pittorico123. Come è stato notato, quindi, rispetto all'immagine fotografica di riferimento l'acquerello presenta una maggiore dilatazione laterale dello spazio, trasformando in effetto "pittoresco" un possibile eccesso di realismo24.Spesso, per poter ritrarre con estrema precisione i diversi particolari, l'artista fotografava nel suo studio alcuni "protagonisti" dei dipinti fissando, nella rigidità della posa, i gesti, le movenze e i costumi del "ragazzo che porta le fascine", della "donna che cuce", del "bambino che gioca" che andranno ad animare la pittura. Il passaggio dal realismo della visione diretta alla tipizzazione del dipinto avviene anche attraverso l'artificiosa giustapposizione delle figure di alcune comparse - in genere lavoratori - tratte da diverse immagini fotografiche e riunite nella scena unica dell'acquerello, quasi che la densità bozzettistica delle "scenette" ricomposte potesse rendere più interessante e significativa l'immagine finale. Analogamente vedute fotografiche semideserte, come i Prati di Castello o di Testaccio, si popolano nella loro trasposizione dipinta di carri e di romani in gita fuori porta.A volte l'artista arriva, addirittura, a cancellare dalla veduta dipinta alcuni edifici che appaiono nelle foto ma che avrebbero potuto ostruire una più ampia visione prospettica; in altri casi rende artificiosamente "più antica" la scena raffigurata negli acquerelli eliminando le rotaie e i lampioni che compaiono nella fotografia o prendendo a modello, piuttosto che le coeve fotografie, le immagini dell'archeologo inglese John Henry Parker eseguite decenni prima25.Senza tradire il motto sulla porta del suo studio, "La sincerità fa l'artista grande", Roesler Franz sentiva quindi la necessità di intrecciare il realismo della veduta fotografica al ricordo e all'emozione vissuta, credendo che solo nell'intensificazione e nella sedimentazione del tempo interiore potesse svilupparsi la creazione artistica. Attraverso il processo pittorico l'immagine acquisiva una dimensione individuale, una propria unicità che sola poteva giustificare il senso assoluto della perdita mentre, al contempo, la fotografia, di per sé riproducibile e da cui, comunque, prendeva avvio il processo creativo, presentava soltanto la propria evidente adesione alla realtà del tempo presente.Se non si può, quindi, disconoscere l'uso "strumentale" che la fotografia assunse per Roesler Franz rispetto perlomeno alla serie degli acquerelli di "Roma sparita", è altrettanto vero che l'interezza della sua produzione fotografica non si esaurisce nella finalità propedeutica alla pittura. Il pittore si trovò infatti a vivere in un periodo complesso, forse confuso, ma estremamente vitale per la storia della fotografia italiana26.Durante gli anni successivi all'Unità d'Italia27, mentre da un lato si moltiplicarono i fotografi professionisti e gli studi con poltrone, velluti e oggetti di arredamento accolsero una nuova classe sociale ansiosa di farsi ritrarre in pose adeguate al nuovo status raggiunto, dall'altro la ripresa fotografica divenne il principale e più attendibile strumento di documentazione esatta.È in questo momento, peraltro, che nasce la figura dell'amateur photographer, categoria alla quale appartenne anche Roesler Franz. Il pittore, infatti, faceva parte di quella élite di fotoamatori libera dagli schemi triti e tradizionali del genere vedutistico monumentale e dai condizionamenti del mercato tipici dei fotografi professionisti. "Irregolari", come sono stati definiti28, questi aristocratici - intellettuali e artisti - seppero, come Giuseppe Primoli29, scrivere il romanzo visivo della nobiltà della Roma umbertina, colta con naturalezza e senza pose prefissate e far emergere il nuovo contesto urbano dandone una "visione trasformata"30."Questi fotografi", scrive Zannier, "nella loro disinvoltura operativa, propongono … una nuova immagine della città, della vita di strada e domestica, sia per il loro disimpegno professionale, che consente trasgressioni altrimenti impossibili, sia per la [loro] formazione intellettuale"31. Come già ricordato, solo una porzione del materiale del fondo fotografico di Roesler Franz è direttamente collegabile alle esigenze compositive della serie degli acquerelli di "Roma sparita" e, peraltro, molte vedute della capitale non hanno un rapporto diretto con i dipinti. Per la maggior parte, infatti, si tratta di riprese fotografiche della popolazione nei contesti abitativi del proprio vivere quotidiano e della documentazione delle diverse fasi delle demolizioni.È probabile che il Piano Regolatore del 1883 abbia, di fatto, accelerato un processo di profonda trasformazione dell'immagine fotografica della città fino a quel momento indissolubilmente legata ad una veduta monumentale o archeologica essenzialmente statica che mutuava il più delle volte la tecnica compositiva e i soggetti prescelti dalla tradizione pittorica ed incisoria. Solo a partire dalle demolizioni, infatti, irruppe prepotente la necessità di documentare la realtà delle trasformazioni urbane, fotografare aree e zone mai ritratte prima, inventare un nuovo modo di ripresa a fronte di una serie di soggetti - comprese le dinamiche del vivere quotidiano della popolazione - estranei alle consuetudini formali e ai contenuti codificati dalla tradizione.Diversamente dagli acquerelli, dove traspare sempre la tensione verso il pittoresco e l'aneddotico, in molte fotografie al centro dell'interesse è il rapporto tra architettura, vita urbana e società. Non si tratta solo di straordinari documenti delle perdute strutture urbanistiche o della testimonianza visiva dell'attonito stupore delle persone di fronte ai cumuli di macerie accatastati ma anche, in alcuni casi, della drammatica espressione di una realtà sociale vissuta dalla popolazione in quegli anni. I braccianti in attesa di lavoro a piazza Montanara, i bambini e le donne seduti per terra e vestiti di stracci si trasformavano in colore locale nei dipinti mentre nelle fotografie rappresentavano il crudo ritratto del mercato della mano d'opera32. I contadini che pochi anni prima arrivavano a piazza Farnese per vendere i prodotti della terra o per offrire il proprio lavoro nelle raccolte stagionali si sono convertiti nei muratori-clochards al servizio dell'industria edilizia33.Alla freddezza della veduta architettonica, tecnicamente perfetta, Roesler Franz antepone l'interesse per lo spazio urbano quale luogo di incontro e di socialità ma, soprattutto, la sua ricerca si concentra sugli effetti della ripresa istantanea e del movimento che soli possono rendere la vita animata dei luoghi ritratti. Forse non è stato fino ad oggi sottolineato che, molto significativamente, l'artista adoperò come titolo di uno degli album dedicati alla città la definizione "Roma istantanee. Ghetto, Campo di Fiori, Piazza Montanara e adiacenze"34, ed effettivamente, perlomeno in qualche caso, il dinamismo delle riprese e il taglio innovativo di alcune immagini sembrano anticipare le ricerche fotografiche degli anni successivi. Nelle numerose vedute del mercato a Campo de' Fiori o a piazza Montanara né le massaie né i vignaroli sembrano dare molta importanza al fotografo che li sta ritraendo, anche se questi mantiene spesso una particolare attenzione e sensibilità all'efficacia dell'inquadratura. Attraverso calibrati tagli diagonali il pittore-fotografo riesce ad ottenere adeguate rappresentazioni del movimento come, ad esempio, nell'irrompere del carro sulla destra che entra prepotentemente nella scena del mercato a via dei Cerchi e nei bambini che si rincorrono o si azzuffano negli stretti vicoli del Ghetto.Nella serie dedicata al Ghetto, forse la più numerosa, Franz ritrae la vita di strada in luoghi destinati a scomparire come via delle Azimelle o via Rua. Se coatto era stato per secoli quel domicilio, ugualmente obbligato sarebbe stato il trasferimento della popolazione. La completezza e l'aderenza al soggetto rappresentato, unitamente all'interesse verso la dimensione sociale che si rivela in queste immagini, possono facilmente prefigurare la moderna concezione del reportage, dove il fotografo perviene a un'attenta analisi dell'argomento ispirato dall'attualità e si fa guidare intuitivamente da ciò che vede piuttosto che da quello che si era prefissato di ritrarre.L'attualità giornalistica filtrata attraverso le capacità compositive dell'artista si rivela anche in immagini di cronaca quali l'ultimo traffico di pedoni e carrozze e il successivo sbarramento di ponte Rotto prima della demolizione delle arcate.In alcune immagini - in special modo quelle che direttamente precedono la trasposizione all'acquerello - Roesler Franz accentua l'elemento scenografico giustapponendo due o addirittura tre scatti successivi, quasi a voler creare un effetto panoramico. È questo il caso di diverse vedute delle rive del Tevere, ma anche di quelle del porto di Ripetta.Altrettanto presente è l'interesse a scandagliare le capacità del mezzo fotografico nella resa dei particolari e dei diversi materiali, sampietrini, mattoni, conci, lastre di marmo più o meno lavorate, su cui si deposita e stratifica quella preziosa "patina del tempo" fatta di crepe, anfratti, macchie e linee, evidenziata dalla luce e tratteggiata dall'ombra, che compone il ritratto di un edificio al di là degli elementi strutturali. Sorprendente, tra le altre, è l'immagine di un muro di una casa a Trastevere: il soggetto, quasi geometrico, è di fatto rappresentato dall'intonaco sgretolato, dall'affiorare dei mattoni, dai barattoli di latta, dagli stracci e dagli spaghi stesi da una finestra senza vetri all'altra, quasi una prefigurazione della pittura sociale dei primi quadri di Giacomo Balla.Nelle numerose immagini delle sponde del Tevere, da ponte Milvio al porto di Ripa Grande, Roesler Franz fotografa la stratificazione continua di casupole e palazzi, giardini, teatri, chiese e cortili che si affacciavano sulle rive e documenta, al contempo, le attività lavorative che si svolgevano intorno al fiume, dai commerci al trasporto di materiali, alla pesca, e il dissesto provocato dalle demolizioni e dai lavori per la costruzione delle fondamenta dei nuovi argini. Spesso per raggiungere una visione continua e allargare l'orizzonte dello sguardo accosta diversi fotogrammi, quasi a voler conservare l'idea dell'ininterrotta cortina urbana che si riflette nell'acqua e che, da lì a poco, con la costruzione degli argini, sarebbe scomparsa; altre volte colloca in primo piano elementi naturali, quasi ad alludere ad una potenziale dicotomia tra città e paesaggio nella quale il fiume rappresenta il simbolico confine. Soprattutto in questa serie di fotografie affiora la propensione di Roesler Franz per gli aspetti agresti delle sponde e gli effetti pittorici - dal tronco di pioppo che si staglia sull'acqua attraverso il quale si intravede la riva sinistra del Tevere alla famosa immagine dell'uomo disteso lungo il sentiero alberato che costeggia il fiume ai Prati di Castello35 - che accomuna indissolubilmente gran parte della sua migliore produzione pittorica alla ricerca fotografica sul paesaggio naturale, finora non sufficientemente analizzata.Lasciando la memoria del passato agli acquerelli Roesler Franz ha potuto liberamente servirsi della fotografia come cronaca partecipe del presente, racconto per immagini ma anche straordinario documento nel quale la consapevolezza del valore storico-sociale è interrelata allo spessore della ricerca formale tipica dell'artista. Ancora oggi, infatti, possiamo completamente aderire all'intuizione di Carlo Pietrangeli, che definì "autentico artista il pittore-fotografo Ettore Roesler Franz"36.

1 - I. Insolera, Roma: immagini e realtà dal X al XX secolo, Roma-Bari, Laterza, 1980, pp. 373-374.
2 - Così parla un giornalista piemontese, Roberto Sacchetti, emigrato a Roma nel 1881 (in I. Insolera, Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica, Torino, Einaudi, 1962, ed. 1971, p. 44).
3 - La distruzione di Roma è il titolo di una lettera di Herman Grimm, professore di Storia dell'Arte all'Università di Berlino, tradotta e pubblicata a cura di C.V. Giusti da Loescher nel 1886.
4 - Di "vento di barbarie" riferito alle trasformazioni urbanistiche di Roma parla Gabriele D'Annunzio nel romanzo Le vergini delle rocce.
5 - Cfr. F. Del Prete, Il fondo fotografico del Piano Regolatore di Roma 1883. La visione trasformata, Roma, Gangemi, 2002.
6 - C. Bernoni, R. Mammucari, Roma sparita nelle fotografie di Ettore Roesler Franz, Roma, Newton & Compton, 2001, p. 10.
7 - La decisione del Comune di Roma di acquistare la prima serie degli acquerelli di Ettore Roesler Franz esposta al Palazzo delle Esposizioni nel 1883 suscitò vivaci reazioni anche da parte di importanti artisti dell'epoca come Nino Costa, che commentando l'acquisto scrisse che l'opera era tale "da non far rimpiangere la Roma che se ne va sotto il piccone municipale" (cit. in P.A. De Rosa, Ettore Roesler Franz, per una rilettura, in P.A. De Rosa, P.E. Trastulli, Roma sparita e dintorni negli acquerelli di Ettore Roesler Franz, Roma, Newton Compton, 1994, p. 11); si vedano anche il saggio di Paolo Emilio Trastulli in questo stesso volume e G. Bonasegale, Ettore Roesler Franz e l'ambiente culturale romano, in Riletture del vero: gli acquerelli di Ettore Roesler Franz, catalogo della mostra (Roma, Museo del Folklore, dicembre 1993-gennaio 1994), a cura di G. Bonasegale e M.C. Biagi, Roma, Palombi, 1993, pp. 7-12.
8 - Sull'immagine di Franz durante il fascismo, specialmente attraverso la figura di Antonio Muñoz, si veda R. Leone, Roma sparita e Roma che sparisce. Iconografia delle demolizioni nelle raccolte del Museo di Roma, in Fori Imperiali. Demolizioni e scavi. Fotografie 1924/1940, a cura di R. Leone e A. Margiotta, con la collaborazione di F. Betti e A.M. D'Amelio, Milano, Electa, 2007, pp. 27-45.
9 - Per i rapporti tra pittori e fotografia in Italia si vedano i numerosi contributi che Marina Miraglia ha dedicato all'argomento in generale e ai singoli artisti; tra i più recenti si ricorda M. Miraglia, Modernità della fotografia, in Italie 1880-1910. Arte alla prova della modernità, catalogo della mostra (Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 22 dicembre 2000-11 marzo 2001, Parigi, Musée d'Orsay, 9 aprile-15 luglio 2001), a cura di G. Piantoni e A. Pingeot, Torino, Allemandi, 2000, pp. 69-75, con bibliografia di riferimento. Si veda anche G. Bonasegale, Immagini riflesse tra pittura e fotografia, in La poesia del vero. Pittura di paesaggio a Roma tra Ottocento e Novecento da Costa a Parisani, catalogo della mostra (Macerata, Palazzo Ricci, 20 luglio-15 settembre 2001, Camerino, convento di San Domenico, 21 luglio-15 settembre 2001), a cura di G. Piantoni, Roma, De Luca, 2001, pp. 20-28.
10 - Si ricordano qui alcuni testi nei quali è stata trattata l'attività di Roesler Franz fotografo: C. Bernoni, L. Cavazzi, Ettore Roe­sler Franz a Tivoli, "Atti e memorie della società Tiburtina", XLI, 1968, pp. 145-153; B. Brizzi, Roma fine secolo nelle fotografie di Ettore Roesler Franz, Roma, Quasar, 1978; M. Miraglia, Ettore Roesler Franz, in Fotografia italiana dell'Ottocento, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti, ottobre-dicembre 1979, Venezia, Ala Napoleonica, gennaio-marzo 1980), Milano, Electa-Firenze, Alinari, 1979, p. 175; P. Becchetti, La fotografia a Roma dalle origini al 1915, Roma, Colombo, 1983, p. 339; Roma: paesaggi, figure negli acquerelli inediti di Ettore Roesler Franz, a cura di C. Bernoni e B. Brizzi, Roma, Colombo, 1986; Roma: paesaggi, figure nelle fotografie inedite di Ettore Roesler Franz, a cura di C. Bernoni e B. Brizzi, con un testo di M. Barberito, Roma, Colombo, 1987; M. Miraglia, Ettore Roesler Franz fotografo tra veduta e paesaggio, in Bonasegale-Biagi 1993, cit., pp. 13-21.
11 - R. Mammucari, Ettore Roesler Franz e la Società degli Acquerellisti, in Ettore Roesler Franz: un vedutista di fine '800 a Tivoli e nel Lazio, catalogo della mostra (Tivoli, Villa d'Este, 13 maggio-26 settembre 2004), a cura di M. Testi, Roma, De Luca, 2004, pp. 44-46.
12 - C. Bernoni, Ettore Roesler Franz: la ricerca assoluta della verità, in Testi 2004, cit., pp. 47-49 e M. Barberito, Il tempo, i luoghi, la memoria, in Bernoni-Brizzi 1987, cit., pp. 12-21.
13 - P.E. Trastulli, Roesleriana, in De Rosa-Trastulli 1994, cit., pp. 19-49.
14 - L'Associazione Amatori di Fotografia in Roma fu fondata, prima in Italia, nel marzo del 1888 da un piccolo gruppo di dilettanti tra cui il principe Ruffo della Scaletta, Enrico Valenziani e Giovanni Gargiolli. Alla società appartenevano "Chiarissimi scienziati, artisti, distinti e provetti cultori dell'arte fotografica", come si legge nel resoconto dell'Assemblea generale del 10 marzo del 1889. Cfr. Becchetti 1983, cit., p. 46.
15 - Nel suo testamento Ettore Roesler Franz cita gli album di fotografie insieme ai bozzetti, i calchi e le attrezzature di studio che avrebbe lasciato in eredità al suo allievo Adolfo Scalpelli. Sul retro di una fotografia (Archivio Alinari, rea f 1091) c'è scritto "proprietà esclusiva ed assoluta e per solo uso di Ettore Roesler Franz". L'unica foto pubblicata, raffigurante un contadino ciociaro, si trova nel libro di Giuseppe Tomassetti La campagna romana in genere (Roma, Loescher, 1910, primo volume dell'opera La campagna romana antica, medioevale e moderna), comparso tre anni dopo la morte dell'artista.
16 - Il fondo fotografico di Ettore Roesler Franz è conservato nella collezione del Museo Nazionale Alinari della Fotografia (MNAF), Firenze. Consultando il materiale ho potuto identificare gli autori di alcune delle stampe contenute negli album dell'artista, che peraltro rappresentano una delle testimonianze più significative dell'interesse di Roesler Franz per le ricerche fotografiche coeve e degli intrecci e delle interrelazioni anche tematiche tra produzione pittorica e immagine fotografica. Desidero ringraziare per i preziosi suggerimenti nella stesura del testo Anita Margiotta; ringrazio inoltre per la disponibilità mostrata Ilaria Del Secco Cappelli, Monica Maffioli e Angela Barbetti di Fratelli Alinari, oltre a Mara Minasi, Gloria Raimondi e Simonetta Tozzi.
17 - Il numero, solo indicativo, risulta dalla consultazione del Fondo Roesler Franz.
18 - Una copertina sciolta appartenente ad un album reca il titolo Roma istantanee. Ghetto, Campo di Fiori, Piazza Montanara e adiacenze (Archivio Alinari, rea doc 1).
19 - Si tratta di circa duecento scatti, probabilmente in origine riuniti in un unico album "di lavoro" che avrebbe dovuto recare la copertina intitolata "Figure in azione. Modelli" (Archivio Alinari, da rea f 1023 a rea f 1217).
20 - Centinaia di immagini fotografiche sono dedicate a studi di alberi di varie specie - platani, faggi, sambuchi, querce - ma anche a vedute di boschi, foreste, paesaggi lagunari di Venezia e delle paludi a Maccarese.
21 - In un ricco album decorato a motivi animali e floreali fabbricato a Londra Roesler Franz riunì una preziosa serie di albumine di autori diversi. Vi raccolse diverse vedute dell'abbazia di Glastonbury, la piccola città del Somerset identificata nel mito arturiano con la leggendaria isola di Avalon, e dell'abbazia di Fountains. Nelle immagini compare il timbro a secco "Frith's series" del celebre fotografo inglese Francis Frith. Vi sono, inoltre, vedute di città e paesaggi scozzesi, dell'Isola di Wight, di Bath, del Castello di Windsor, di Oxford, di Edimburgo (alcune delle quali del fotografo scozzese George Washington Wilson), Colonia (di Anselm Schmitz) e Parigi. Insieme a queste è una serie di straordinari paesaggi della Tasmania, di Ceylon e perfino di Broadway (Archivio Alinari, rea a 2).
22 - Vi è un intero album intitolato dall'artista "Album per Paesi - fotografie fatte col kinegrafo di figure, animali, architetture di Ettore Roesler Franz" che raccoglie piccole immagini - sei per foglio - con la puntuale documentazione di feste popolari e processioni. Si tratta, probabilmente, della processione dell'Inchinata che si celebra ad agosto a Tivoli e di un'analoga festa religiosa che si svolge a Castel Madama (cfr. Archivio Alinari, rea a 1). In un altro album ci sono serie fotografiche di tipi umani orientali: "indo girl", "tamil", "singales", "maldive's people" ecc. (Archivio Alinari, rea a 2).
23 - Cfr. Archivio Alinari, rea f 562.
24 - Miraglia 1993, cit.
25 - Cfr. Brizzi 1978, cit., part. pp. 210 sgg.
26 - M. Miraglia, Note per una storia della fotografia italiana, (1839-1911), in Storia dell'arte italiana. Situazioni, momenti, indagini. II. Grafica e immagine. 2. Illustrazione e fotografia, a cura di F. Zeri, Torino, Einaudi, 1981, pp. 421-543.
27 - G. Bollati, Note su fotografia e storia, in C. Bertelli, G. Bollati, Storia d'Italia. Annali. 2. L'immagine fotografica, 1845-1945, Torino, Einaudi, 1979, pp. 3-55.
28 - L. Vitali, La fotografia italiana dell'Ottocento, in P. Pollack, Storia della fotografia dalle origini a oggi, trad. di A. Boscu, Milano, Garzanti, 1959, pp. 266-272; I. Zannier, in Fotografia italiana dell'Ottocento 1978, cit., p. 88; A. Margiotta, Fotografi dilettanti tra Ottocento e Novecento: il fondo Conrado, in Una città di pagina in pagina. Fotografie e illustrazioni, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Braschi, gennaio-marzo 1984), Venezia, Marsilio, 1984, pp. 87-88, 109.
29 - C. Bertelli, La fedeltà incostante. Schede per la fotografia nella storia d'Italia fino al 1945, in Bertelli-Bollati 1979, cit., p. 101.
30 - Si riprende qui il sottotitolo del citato volume di Federico Del Prete (2002).
31 - I. Zannier, La fotografia italiana, critica e storia, Milano, Jaca Book, 1994, p. 31.
32 - De Rosa, Ettore Roesler Franz, per una rilettura 1994, cit., pp. 7-16.
33 - Sulla crisi successiva alla "febbre edilizia" e sulla storia urbanistica di Roma resta essenziale il già citato testo di Italo Insolera, Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica (1962).
34 - Cfr. Archivio Alinari, rea doc 1.
35 - La predilezione di Rosler Franz per il paesaggio, gli effetti della luce, le vibrazioni dell'acqua, le indagini naturalistiche sulla vegetazione e sulle diverse specie di alberi accomuna la produzione fotografica agli esiti pittorici di maggior rilievo e trova significativi paralleli con analoghe ricerche di pittori quali Carlandi e Coleman e maestri della fotografia come Caneva. Sulla rilettura di Roesler Franz paesista si vedano De Rosa-Trastulli 1994, cit. e Testi 2004, cit.
36 - C. Pietrangeli, Presentazione, in Brizzi 1978, cit., p. 7.


Legnaroli, pescatori e molinari: i mestieri fluviali nella Roma Pittoresca


di Donatella Occhiuzzi

Nella storia recente di Roma il 31 dicembre del 1870 rappresenta una data significativa per la coincidenza di due eventi: l'ultima disastrosa alluvione del Tevere e la prima visita di Vittorio Emanuele II alla nuova capitale del Regno d'Italia.1 Diretto testimone della storica giornata2 Ettore Roesler Franz, circa tredici anni dopo, dipinge l'acquerello Vittorio Emanuele II viene in Roma durante l'inondazione della città in occasione dell'Esposizione Generale di Torino nella Sezione di Storia del Risorgimento Italiano3.

L'eccezionale piena, rappresentata nell'acquerello, è l'ultima di una lunga serie di eventi alluvionali, più o meno gravi, che hanno da sempre contraddistinto il rapporto della città con il suo fiume sin dal tempo della leggenda di fondazione4 . Subito dopo quell'inondazione la Giunta provvisoria di Governo, messa a dura prova dal disastroso evento, si mise all'opera per risolvere definitivamente il problema causato dal Tevere e nello stesso tempo per adeguare la città al nuovo ruolo di capitale5 . La nomina di una apposita Commissione Ministeriale6 a cui seguirono i piani regolatori, approvati nel 1873 e del 1883, sancì questa volontà.7 In breve nella città si aprono numerosi cantieri: le trasformazioni interessano in particolare le rive del Tevere - con l'abbattimento degli edifici costruiti a ridosso del fiume per permettere la costruzione di muraglioni di contenimento sacrificando i due porti di Ripetta e di Ripa Grande - ma anche le zone di Piazza Venezia, del Ghetto e dei rioni storici di Borgo, Trastevere e Monti, cancellando per sempre le testimonianze urbanistiche, architettoniche, artistiche della Roma imperiale, medievale e rinascimentale.8 Al contempo, come conseguenza, e non di poco conto, si ha la progressiva perdita di stili di vita tradizionali del popolo romano che abita i fatiscenti edifici ("abituri" come li chiama Roesler Franz), proprio nelle zone più degradate incluse nelle demolizioni. L'edificazione dei muraglioni, se da un lato elimina l'annoso problema delle piene alluvionali che periodicamente si abbattono sulla città provocando enormi problemi alla popolazione, dall'altro cancella tutte quelle attività economiche che dal fiume traggono sostentamento. Conosciuto in passato con i nomi di Albula, Rumon, Thybris, Tiberis, Tiberinus, il Tevere ha sempre avuto un rapporto molto stretto con la città almeno fino all'edificazione dei muraglioni di contenimento. Nasce in Romagna su una vetta dell'Appennino, il monte Fumaiolo, prosegue il suo corso verso sud attraverso le regioni di Toscana, Umbria e Lazio e attraversa Roma dopo un percorso lungo circa 405 chilometri.9Anticamente rappresentato come una divinità con sembianze antropomorfe, il dio Tiberino, ad esso è dedicato un piccolo Tempio sull'isola Tiberina e ogni anno, per onorarlo e propiziarsene il favore, le Vestali gettano da Ponte Sublicio trenta manichini di vimini (scirpea) con le mani e i piedi legati, nelle acque del fiume. L'antichissimo rito chiamato "degli Argei", secondo Varrone dal nome dei principi venuti in Italia al seguito di Ercole, testimonia forse di veri e propri sacrifici umani offerti alla divinità tiberina nei primordi di Roma.10 Elemento purificatorio entro cui gettare tutto quello ritenuto impuro e malformato11 , al dio Tiberino ci si rivolge pregandolo dalle sue rive soprattutto per ottenere una buona pesca e perché contenga le sue acque all'interno dell'alveo per scongiurare le inondazioni. Nel corso dei secoli e fino al 1870 per i romani il fiume rappresenta un'importante risorsa idrica, una via di comunicazione, un luogo dove svolgere feste laiche e religiose12 e dove trascorrere il tempo libero. In particolare le sue sponde diventano luoghi propizi per una fiorente economia fluviale, organizzata in attività artigiane e mestieri che per essere svolti non possono prescindere dalla presenza dell'acqua come gli acquaioli (acquaroli)13 , gli addetti alla lavorazione delle pelli (vaccinari) i fabbricatori di terracotte (vascellari), i tintori, i fabbricanti di navigli, i traghettatori di fiume (barcaroli), i mugnai (molinari), i pescatori, gli addetti al tiro delle barche (pilorciatori), i legnaioli (legnaroli), i marinai e gli operai dei porti, le lavandaie (lavannare), i renaioli (renaroli) 14 e i "fiumaroli", ovvero coloro che vivono sul Tevere e che da esso traggono sostentamento esercitando lavori diversi, come ad esempio il recupero dietro compenso di oggetti caduti in acqua. I lavoratori affollano le case malandate lungo il fiume, determinando con la loro presenza la toponomastica dei luoghi, in alcuni casi visibile ancora oggi, come via dei Vascellari nel Rione XIII di Trastevere o via di S. Bartolomeo dè Vaccinari nel Rione VII di Regola. L'insieme di queste ed altre attività costituiscono una importante fonte di reddito per i cittadini e questo contribuisce a fare del Tevere una presenza familiare, un luogo d'affezione, strettamente connesso alla vita quotidiana della città.

I porti di Ripetta e Ripa Grande

Nella Roma preunitaria, mancando una rete viaria e ferroviaria sicura e affidabile15, il Tevere viene utilizzato come via di comunicazione aperta ai traffici e agli scambi commerciali. Sulla sponda sinistra, a nord della città, nel Porto di Ripetta, gioiello architettonico settecentesco di Alessandro Specchi (1668-1729)16 approdano le piccole imbarcazioni di scarso tonnellaggio, provenienti da Toscana, Umbria e alto Lazio trasportando derrate alimentari come vino, olio, cereali, frutta secca e altre mercanzie come stracci, carta, carbone e legna "da abbruciare" o da costruzione17. Verso sud invece nel Porto di Ripa Grande18 , situato sulla Ripa Romea19, approdano le grandi imbarcazioni provenienti dal Mar Mediterraneo colme di merci e di pescato, quest'ultimo destinato ai mercati di pesce della città come quello del Portico d'Ottavia, adiacente al Ghetto20 e delle due piazze della Madonna dè Monti e di Scossacavalli21 . Ma il fiume poteva essere risalito solo da velieri di medio tonnellaggio, pertanto quelli più grandi scaricano le merci a Fiumicino che successivamente vengono trasportate nel porto di Ripa su bastimenti più piccoli. Le piccole imbarcazioni sono tirate controcorrente lungo la riva destra del fiume mediante robuste funi da uomini detti "pilorciatori" o da bufali, per i quali all'arrivo è previsto un recinto apposito detto "la bufalara", costruito nei pressi di Porta Portese. Il servizio di alaggio, dato in affitto dalla Camera Apostolica ad appaltatori privati, scompare progressivamente con l'avvento dei battelli a vapore, nell'arco di tempo che va dal settembre del 1828, quando a Ripa approda la prima barca a vapore, al 1844 quando il servizio si stabilizza nel tratto sud del Tevere, mentre nel tratto superiore del fiume si dovrà attendere il 188422. Nei due porti di Ripetta e di Ripa Grande trovano occupazione anche marinai, scaricatori e operai.

Legnare e legnaroli

Lungo le rive del Tevere, oltre ai porti di Ripetta e Ripa Grande, esistono altri piccoli approdi utilizzati specialmente per l'approvvigionamento della legna la quale, una volta sbarcata, viene introdotta in città attraverso le "posterule", piccole porte aperte strategicamente lungo le mura aureliane. È compito dei legnaroli scaricare la legna dalle barcacce, come sono chiamate le imbarcazioni adibite al trasporto, e portarla nelle legnare, nome con cui si indicano i depositi di legname dove viene divisa in quella "da ardere" (da abbrugiare) 23 e quella "da costruzione" mentre per la custodia viene designato un apposito Commissario alle legnare. Numerosi Editti ne regolamentano l'attività, uno di questi del 1834 ordina: "La legna riconosciuta di qualità e misura da potersi secondo i Regolamenti smerciare, dovrà essere accatastata nei modi e forme consueta analogamente alle prescrizioni vigenti, rimanendo vietato di farne capata. Dovrà avere il ripieno di tortorotti, non più largo di palmi tre e mezzo, ed essere divisa dai tortorelli e legna silvestre, ossia dolce, che si può vendere separatamente, ed a prezzo onesto, e senza frode." 24 Roesler Franz amava recarsi a dipingere in uno di questi luoghi, la Legnara Rotti, al tempo uno dei depositi ancora attivi in città, come dichiara egli stesso in una lettera indirizzata ad una amica inglese: "Cara Sig.na Schwabe, presentemente vado a dipingere nelle ore pomeridiane ai Prati di Castello – il soggetto sono vecchie case il posto sotto il gruppo di alberi al termine della prima strada a sinistra appena passato il ponte…Io ci vado alle 3 e mi trattengo fin verso le 6. Se il tempo è nuvolo allora vado alla Legnara di Rotti a Monte Brianzo c'è una bellissima torre con vecchio ingresso medievale il posto è tranquillo e non si è disturbati…".25

Pescatori e barcaroli

Altri mestieri di fiume sono quelli esercitati da pescatori, barcaroli o navicellari che possono essere di Ripa, di Ripetta o di Marmorata a seconda del luogo dove fanno scalo con le loro barche. La pesca viene praticata dalle paranze, con equipaggi di ventidue uomini, dagli sciabecchi, con equipaggi di quattordici, dai legni, che imbarcano sette uomini (palangrisi e manaidi) e infine i pozzolani, che richiedono il lavoro di soli quattro pescatori.26 Per la pesca sono utilizzate varie tecniche: con la lenza, con le reti, con le bilance e con i giornelli ovvero piccole piattaforme, ancorate nei pressi dei piloni dei ponti o a rovine affioranti nel mezzo del fiume, "munite di dispositivi rotanti forniti di due o quattro reti "a cucchiaio" applicate all'estremità di altrettante pale fatte girare dalla corrente con moto costante"27 , chiamate anche "peschiere"28 . Molti sono i tipi di pesce pescato nel Tevere alla fine dell'800, tra questi alcuni nascono in esso ed altri vi passano dal mare. Tra i nativi figurano: il barbio, la regina, l'anguilla, lo squale, l'atarino; tra quelli che vi transitano: lo storione, la spigola, il cefalo, la laccia, l'jozo.29 Tra i pesci avventizi, ovvero quelli che vi passano dal mare, il preferito dai romani è lo storione il quale, commenta il Melchiorri, "forma tra i primi la delizia delle mense sontuose e vi cresce smisuratamente fino al peso di centinaia di libbre", tra gli indigeni invece la preferita è l'anguilla (ciriola), anch'essa protagonista di molti piatti della cucina tiberina30.
Nella prima metà dell'Ottocento, laddove non ci sono ponti, funzionano le "barche traiettizie" un servizio di barche che la Camera Apostolica affitta a privati. Questi traghetti, che a volte usufruiscono di una lunga corda attaccata sulle rive opposte, sono in tutto cinque o sei ubicate nel tratto urbano del Tevere compreso tra il Porto di Ripetta e Ripa Grande.31
Nel 1882, a proposito di questo tratto di fiume, lo scrittore Carlo del Balzo scrive: "Una passeggiata in barchetta da Ripetta a Ripa Grande è uno di piaceri più vivi che offra Roma" e continua". Quando andate a Roma non vi dimenticate di queste passeggiate, due parole a qualche barcajuolo che dormicchia nella sua lancia a piè della gradinata di Ripetta, un convegno pel giorno appresso o per l'istesso giorno, se è disponibile un altro rematore, in mezz'ora spinti dalla corrente si giunge a Ripa Grande" poi descrive la particolare tecnica utilizzata per la risalita controcorrente del fiume: "la manovra veniva effettuata da un marinaio che puntava un lungo palo uncinato e flessibile sul letto del fiume, spingendolo con forza e piegandovisi sopra con tutta la persona, finchè il palo non si curvava e poi si rimetteva ritto come un elastico. Sotto questa spinta la barca saliva lentamente mentre l'altro marinaio l'accompagnava col remo dirigendola".32 Precisa poi che se si vuole tornare indietro con celerità conviene affidarsi ad un equipaggio composto da quattro o sei rematori, "per vincere a forza di petto, la controcorrente".33 Tra le altre imbarcazioni che a vario titolo solcano il fiume si menzionano i sandali che, con i loro conducenti detti sandalarii, trafficano specialmente intorno ai molini34. Sono barconi a fondo piatto, atti a scivolare più che a navigare, con le estremità rialzate e le fiancate a fasciame appena svasate. Altri tipi di natanti sono le battane, modello a scala ridotta del sandalo35, le barcacce, navicelli e barchettoni queste ultime utilizzate in particolare per il trasporto della legna. 36

Molini e molinari

Alla fine dell'800 sono circa una ventina i molini presenti su entrambe le sponde del fiume soprattutto tra Ponte Sisto e l'Isola Tiberina,37 dove il naturale restringimento dell'alveo favorisce la corrente indispensabile per far girare le mole. Presenti sul fiume fin dai tempi di Belisario (537 c.a.)38 , i molini hanno garantito il fabbisogno di grano di Roma nonostante il pericolo rappresentato durante le piene del fiume quando, rompendo gli ormeggi, ostruivano i fornici dei ponti ostacolando il libero deflusso delle acque39. La struttura del molino si compone di due imbarcazioni affiancate, in mezzo alle quali è collocata una grande ruota di legno molto larga. La barca esterna, più piccola, è detta "barchetto", l'altra vicino alla riva è notevolmente più grande e sormontata da un casotto realizzato con tavole di legno, munito di porte e finestre. Una croce innalzata sul tetto, con funzione apotropaica, indica la chiesa più vicina dalla quale la mola prende il nome.40 La barca più grande è collegata alla terraferma dalla "scala" ovvero un pontile composto da una parte fissa e una mobile. "La parte fissa è costituita da un arco rampante in muratura, in pendenza verso il fiume, del quale un pilastro è piantato sulla riva e l'altro nell'acqua nel letto del Tevere." La parte mobile è invece costituita da una passerella di legno che collega l'arco al molino. E' chiamato "torretto" invece la struttura dalla manifattura grossolana realizzata con materiale di spoglio, fondato sulla riva, a cui viene ormeggiato il molino per mezzo di grosse catene. La parte essenziale del molino è costituita da due macine di pietra molare, una concava e l'altra convessa, munite di "solchi". Grazie a queste scanalature e alle costole adiacenti che agivano sul frumento come cesoie, veniva finemente triturato e successivamente ridotto in farina. All'interno della rudimentale costruzione si svolgeva il lavoro di molitura che occupava in genere dalle quattro alle sei persone, oltre al molinaro, titolare della mola. Nel caso di quattro lavoranti erano presenti due caricatori, con il compito di recarsi con le bestie da soma a ritirare il grano presso i clienti e poi a riportare loro la farina, un servitore, ovvero l'operatore delle mole che si occupava anche delle eventuali riparazioni, un aiutante ovvero un garzone tuttofare; nel caso di sei lavoranti vi erano un molinaro servitore, un aiutante, un capoccia della mola, un secondo caricatore, un terzo caricatore, e un casarecciante.41 Il prodotto della mola era costituito in parti variabili da "fiore di farina", "tritello di pane", "tritello da galline" e dalla "semola".42 I molinari, riuniti nell'omonima Università, avevano la loro sede religiosa in una cappella della Chiesa di S. Bartolomeo sull'Isola Tiberina, da essi restaurata numerose volte e affrescata con scene inerenti la loro attività.43 L'Università era particolarmente nota per i rigidi criteri di selezione a cui i Consoli sottoponevano le domande di ammissione degli aspiranti soci.44 Durante il governo pontificio l'attività dei molinari era sottoposta a una severa attività sanzionatoria espressa da numerosi Bandi emanati dai papi specialmente per ovviare alle frodi commesse "malitiosamente" nei riguardi del peso, ai truffatori la pena inflitta era di "tre tratti di corda da darseli subito in pubblico" e tre scudi d'oro di multa.45

1- Il Tevere rompe gli argini alle ore 22 del 28 dicembre. L'alluvione convince il re sabaudo a compiere una visita lampo nella capitale e già in serata è di ritorno a Firenze, dove costituisce la Commissione per lo studio della difesa di Roma dal Tevere. A questo proposito Armando Ravaioli opportunamente osserva: "Forse in città pochi lo seppero; altrimenti si sarebbero stupiti del nuovo modo di guardare le cose, visto che, pur tormentati per molti secoli, i romani non avevano mai guardato il vecchio Tevere come un nemico e che i provvedimenti contro le piene, talvolta (come alla fine del Cinquecento), non avevano mai portato ad effettive modifiche allo stato delle cose." (RAVAIOLI A., La capitale incompiuta. Cenni di una storia degli italiani in Roma capitale, Milano, Sugarco Edizioni, 1987, pp.36-37)
2 - Nel 1870 l'artista viene nominato sottotenente della seconda legione della Guardia Nazionale di Roma e come tale presta servizio in occasione della prima visita a Roma di Vittorio Emanuele II.
3 - Le informazioni in merito mi sono state fornite da Pierluigi Roesler Franz, che ringrazio.
4 - Le inondazioni del Tevere sono un problema antico, presente anche nel mito di fondazione della città, testimoniato in particolare in Tito Livio e Plutarco che legano la sorte dei due gemelli Romolo e Remo proprio ad una delle tante alluvioni tiberine. (CARCANI M., Il Tevere, Roma, Casa Editrice italiana, 1893, pp. 49-51). Ne è convinto anche l'ingegnere olandese Cornelio Meyer, chiamato a Roma da Clemente X proprio per cercare di risolvere il problema. Il Meyer nel 1685 pubblica L'arte di restituire a Roma la tralasciata navigazione del suo Tevere dove, elencando le numerose inondazioni del fiume, inizia proprio da quella che, secondo la leggenda, gettò la cesta con i due gemelli Romolo e Remo ai piedi del monte Palatino, sotto le fronde provvidenziali di un fico, dove furono trovati e allattati dalla lupa, futuro simbolo di Roma (Roma Sparita. Serie prima, Fascicolo II, Roma, Danesi, 1931). La soluzione alle inondazioni del fiume verrà trovata soltanto alla fine dell'800 con la costruzione dei muraglioni di contenimento, decisi in seguito alla grande piena del 1870 e realizzati tra il 1880 e il 1890 nel tratto Ponte Margherita e Ponte Palatino e completati in tutto il tratto soltanto nel 1925. (BERSANI P. – BENCIVENGA M ., Le piene del Tevere a Roma dal V secolo a. C. all'anno 2000, Roma, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dip. Per i Servizi Tecnici Nazionali, Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale, 2001, p. 18 . Il testo mi è stato fornito da Pierluigi Roesler Franz, che ringrazio)
5 - Scrive lo storico Mario Sanfilippo a questo proposito: "Il 20 settembre 1870 dalla "breccia", aperta a cannonate accanto a Porta Pia, non entrano soltanto i bersaglieri di La Marmora, ma entrano anche il regime liberale, il mercato nazionale unificato, la stampa libera (o quasi), il primo codice civile unitario del 1865, un governo totalmente laico (liberale, massonico e anticlericale), nuovi ideali nazionali, nuove esigenze culturali e nuove tendenze artistiche. In una parola entra la "modernità" tanto esecrata fin dal primo impatto con la Rivoluzione Francese del 1789 e la Repubblica Romana del 1798". E ancora: " La città è sommersa dalle acque, quasi a simboleggiare il futuro prossimo. Infatti nei decenni seguenti la città dei papi è sommersa dalla decisione della classe dirigente liberale di sovrapporre la Terza Roma, la capitale d'Italia, alla Roma dei papi e a quella degli imperatori romani." (SANFILIPPO M., Le tre città di Roma. Lo sviluppo urbano dalle origini ad oggi, Bari, Editori Laterza, 1993, p. 91)
6 - SORBELLO R., Le alluvioni in età moderna, in: AA.VV., Tevere un'antica via per il mediterraneo, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1986, p. 148-149.
7 - Per approfondire l'argomento si veda il testo di ITALO INSOLERA, Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica, Torino, Einaudi, 1962
8 - Scrive a questo proposito Antonio Munoz (1884-1960), soprintendente per il Lazio e di Roma: "Mancò certamente a coloro che furono chiamati all'arduo compito, la visione della futura grande Roma; parve che la città nuova potesse innestarsi sull'antica, e non si previde che questa, colle sue vie strette e tortuose, non avrebbe più corrisposto al traffico immessovi dalle nuove grandi arterie. Allora cominciarono le demolizioni della città vecchia e si udì per la prima volta parlare di Roma sparita. Scomparvero le ville Ludovisi e Massimo, il quartiere medievale del Ghetto; il quartiere del Rinascimento fu squarciato da Corso Vittorio…e sparivano insieme, giorno per giorno, tante vecchie usanze, s'abbandonavano tante cerimonie civili e religiose; la città addormentata e provinciale si modernizzava, cercando a fatica di corrispondere al meglio che fosse possibile al nuovo compito di capitale del Regno d'Italia." (Roma Sparita, dai quadri di Ettore Roesler Franz, Roma, Danesi, 1931-1936)
9 - D'ONOFRIO C, Il Tevere, Roma, Romana Società Editrice, 1980, p.17
10 - DI MARTINO V. – BELATI M., Qui arrivò il Tevere. Le inondazioni del Tevere nelle testimonianze e nei ricordi storici, Roma, Multigrafica Editrice, 1980, p. 32
11 - Anticamente finivano nel Tevere gli scarichi e i rifiuti domestici ma anche tutto quello ritenuto inutile o dannoso: immondizie e impurità di ogni genere, anche le persone di cui la società non voleva farsi carico come i neonati deformi, gli schiavi moribondi, i colpevoli di delitti (PICCALUGA G., Il Tevere nella storia di Roma, in: AA.VV. Tevere un'antica via per il mediterraneo, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1986, p. 97)
12 - Il Moroni racconta di corse di barche da Ponte S. Angelo a Ponte Sisto, con palii in premio al vincitore e fuochi artificiali. (MORONI G., Dizionario di Erudizione Storico- Ecclesiastica, Roma, 1840-61, Vol. LXXXV, pp. 140-141). In tempi più recenti ad agosto si teneva la sagra del cocomero con ragazzi in gara che si tuffavano nel fiume per raccogliere i cocomeri lanciati dalla spalletta del ponte Quattro Capi, in seguito proibita a causa di numerosi gravi incidenti. Tra le feste religiose la più conosciuta è la processione della Madonna Fiumarola che si tiene, oggi come in passato, nella seconda metà di luglio nell'ambito della popolare Festa de noantri. La statua della Madonna del Carmine riccamente abbigliata percorre, seguita da un corteo di barche, il tratto di fiume da Ponte S. Angelo all'imbarcadero di Ponte Garibaldi. Il nome di Madonna Fiumarola le deriva da una leggenda che risale al 1505 quando alcuni marinai còrsi ritrovarono in una cassa galleggiante al largo di Fiumicino, una statua di legno raffigurante la Vergine che portarono in processione, via fiume, fino alla chiesa di S. Crisogono a Trastevere (VENERABILE ARCICONFRATERNITA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO E DI MARIA S.MA DEL CARMINE (a cura di) La Confraternita del Carmine nella Chiesa di S. Agata in Trastevere, s.d., p.8-9)
13 - L'acquaiolo era colui che per mestiere portava l'acqua per i servizi e per bere nelle case che ne sono sprovviste, utilizzando un asino carico di botticelle (copelle) d'acqua. Era anche il venditore ambulante di acqua del Tevere, che in passato era considerata non solo potabile ma anche salutare. L'uso di bere l'acqua del fiume durò fino ai primi anni dell'800. (LA STELLA M., Antichi mestieri di Roma, Roma, Newton Compton Editori, 1982, pp. 30-31)
14 - Il renaiolo era colui che estraeva la sabbia dal fiume ((LA STELLA M., op. cit., 1982, p. 358)
15 - Fu Pio IX a promuovere un programma per la costruzione di più linee ferroviarie, dopo l'ostracismo del predecessore Gregorio XVI. Nel 1856 fuori Porta Maggiore sorge la prima stazione ferroviaria romana, al capolinea della Roma-Frascati. Nel 1859 fuori Porta Portese si aggiunge un'altra stazione: la Roma- Civitavecchia. Infine nel 1862 il capolinea della linea Roma-Ceprano (per Napoli) è posto entro le Mura Aureliane, nella Villa Massimo a Termini, vicino alle Terme di Diocleziano dalle quali trae origine il toponimo. In seguito si convogliarono a Termini le linee della Roma-Frascati e della Roma-Civitavecchia insieme alla nuova linea Roma-Orte, che è avviata nel 1865. Nasce così l'esigenza di dotare la città di una stazione centrale dove far confluire tutte le linee ferroviarie più importanti. Il progetto fu affidato all'ingegnere Salvatore Bianchi, la nuova stazione inaugurata nel 1873, fu definitivamente aperta al traffico nel 1874. ( SANFILIPPO M., La costruzione di una capitale Roma 1870 – 1911, Amilcare Pizzi, Cinisello Balsamo (Milano), 1992, p. 82). Con l'apertura della nuova stazione le merci, fino ad allora arrivate per via fluviale, cominciarono a viaggiare sulla rete ferroviaria. Il nuovo sistema di trasporto, più pratico e meno costoso e faticoso del vecchio, fu certamente tra delle cause che determinarono la scelta della demolizione dei porti fluviali di Ripetta e Ripa Grande.
16 - La sistemazione dello scalo primitivo del Porto di Ripetta, demolito per permettere la costruzione dei muraglioni, si deve alla volontà di Clemente XI nel luglio del 1703. Il progetto a cura dell'architetto Alessandro Specchi (1668-1729), comprendeva anche la costruzione dell' imponente edificio della Dogana che si stagliava in cima alla scalinata degradante al fiume dalla Riva Schiavonia (Ettore Roesler Franz, Porto di Ripetta verso Levante, 1888, MR 91). La scalinata venne realizzata utilizzando i marmi di travertino di una delle arcate del Colosseo, crollata a terra a seguito del terremoto del 1703. ( BERNONI C. – MAMMUCCARI R. , Roma sparita nelle fotografie di Ettore Roesler Franz, Newton Compton Editori, Roma, 2001, pp 19-21)
17 - D'ONOFRIO C, Il Tevere, Roma, Romana Società Editrice, 1980, p. 279
18 - In origine il porto di Ripa Grande comprendeva una piccola banchina e una scaletta che la univa al piano stradale, poi con l'aumentare dei traffici, vennero realizzate due scale poste una di fronte all'altra e alcuni piccoli edifici, situati in prossimità del fiume, adibiti ad uffici della Dogana. Intorno all'850, papa Leone IV, a difesa dai saraceni, fece costruire due torri poste di fronte sull'una e sull'altra sponda, a valle del movimento portuale, per evitare una risalita a sorpresa del fiume, difatti, di notte una catena veniva tirata fra le due torri per sbarrare il passaggio. (Gigli, 1987) Inoltre fece costruire un'alta torre più a valle, con accanto una piccola cappella con un'immagine della Madonna a cui i marinai rivolgevano un ultimo saluto prima di un viaggio. Nel 1692, papa Innocenzo XII fece riunire in un unico complesso gli uffici della Dogana, affidandone il progetto a Carlo Fontana e Mattia de Rossi. (TRASTULLI P.E., 1987, p. 158)
19 - La Ripa Romea era così denominata perché punto di approdo dei pellegrini (romei) diretti a piazza s. Pietro.
20 - Roesler Franz dedica alcuni acquerelli della serie di Roma Pittoresca al Portico d'0ttavia: Il Portico d'Ottavia guardando a destra, 1887; Il Portico d'Ottavia guardando a sinistra, 1887; L'interno del Portico d'Ottavia – a sinistra, al fondo, la via Rua, 1887; La via Rua, in fondo il Portico d'Ottavia, 1888.
21 - CORSI M., Il mercato del pesce al Portico d'Ottavia, in: FRANCESCANGELI L. – RISPOLI O., La memoria dei mercati. Fonti e documenti sulla storia dell'annona e di mercati di Roma, Roma, Nuove Tendenze, 2006, pp. 79-80
22 - Per approfondire l'argomento si veda: RUFINI A., Dizionario Etimologico- Storico delle Strade, Piazze, Borghi e vicoli della città di Roma, Roma, Tipografia della R.C.A, 1847; D'ONOFRIO C., Il Tevere, Roma, 1979; MARCONCINI E., La navigazione sul Tevere in età moderna, in AA.VV., Tevere, un'antica via per il Mediterraneo, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1986; Gigli L., Guide rionali di Roma. Rione XIII Trastevere, parte IV, Roma, Fratelli Palombi Editori, 1987.
23 - D'ONOFRIO, op. cit. 1980, p. 279
24 - A.S.C., Editti, Bandi e Lettere Apostoliche, cred.20, tomo 008, n.cat. 1733, not. N. 8 genn.1834
25 - La lettera, indirizzata da Roesler Franz all'amica inglese miss M.A. Schwabe e riportata da Paolo Emilio Trastulli nel suo scritto Luoghi romani e amici stranieri di Ettore Roesler Franz, rende noto di come la legnara di Monte Brianzo fosse un luogo particolarmente amato dall'artista per la sua tranquillità e per questo scelta come soggetto per due suoi acquerelli: Dai Prati di Castello – Il Tevere colle vecchie case della Via di Monte Brianzo, a sinistra una delle posterule – al fondo a destra la Torre della Scimmia, (1888) e Posterula presso Monte Brianzo (1888). Nel primo l'artista rappresenta il luogo sul fiume di approdo della legna, nel secondo il luogo di deposito, la legnara, dove la legna veniva portata passando attraverso la posterula, per essere ridotta in piccoli pezzi e venduta al dettaglio.
26 - CORSI M., Il Porto di Ripetta, in: BIAGI M.C.-CORSI M.- OCCHIUZZI D., Il Museo di Roma in Trastevere, Roma, Palombi Editori, p. 88
27 - DEVOTO G.– OLI G.C., Il Dizionario della lingua italiana, Firenze, Le Monnier, 2002-2003, p.912
28 - D'ONOFRIO C, Il Tevere e Roma, Roma, Ugo Bozzi, 1970, p. 33
29 - CARCANI M., Il Tevere, Roma, Casa Editrice Italiana, 1893, pp. 49-51
30 - RENDINA C., Guida insolita del Tevere, Roma, Newton Compton Editori, 2003, p162
31 - D'ONOFRIO C., op.cit. 1980, p. 295
32 - DEL BALZO C., Roma, Milano, Ditta Gaetano Brigola, 1882, p.187
33 - DEL BALZO C., op.cit. 1882, p. 171
34 - D'ONOFRIO C., Il Tevere e Roma, Ugo Bozzi Editore, 1970, p. 38
35 - FIORE CAVALIERE M.G., Viabilità del Tevere da Orte a Roma – Tradizione di commercio, in: AA.VV., Tevere un'antica via per il Mediterraneo, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1986, p. 140
36 - A.S.C., Editti, Bandi e Lettere Apostoliche, cred.20, tomo 008, n.cat. 1733, not. N. 73, genn.1834
37 - La ragione per cui numerosi molini erano ancorati nei pressi dell'Isola Tiberina, sostiene D'Onofrio, è da attribuirsi, oltre alla corrente propizia al moto costante delle mole anche, in passato, alla presenza sull'Isola dei magazzini di grano.
38 - Il generale bizantino Belisario (? 500 c.a. – Costantinopoli 565), è noto soprattutto per aver sostenuto l'assedio da parte dei Goti di Vitige dal marzo del 537 al marzo del 538, organizzando la difesa di Roma con un rafforzamento delle mura e provvedendo alla sopravvivenza dei cittadini grazie anche alla costruzione dei molini ad acqua (RENDINA, C., La grande enciclopedia di Roma, Roma, Newton e Compton Editori, 2000, p. 136)
39 - D'ONOFRIO C, op. cit., 1980, p. 38. Individuati tra le cause del mancato deflusso delle acque in occasione di eventi alluvionali, scomparvero dopo il 1870 con la costruzione dei muraglioni di contenimento dell'alveo fluviale.
40 - Ogni molino aveva un nome di santo, come la Mola di s. Mauro o la Mola di s. Maria, o un nome laico come la Mola Giuditta o la Mola Verità. (U. MARIOTTI BIANCHI, 1996, op. cit. pp. 49-52).
41 - MARIOTTI BIANCHI U. , I molini sul Tevere, Roma, Newton Compton, 1996, pp.49-52
42 - MARIOTTI BIANCHI U. , op. cit. 1996, pp.49-52.
43 - D'ONOFRIO, op. cit., 1980, pp. 50-52
44 - LA STELLA M., Antichi mestieri di Roma, Roma, newton Compton Editori, 1982, pp. 282-283
45 - D'ONOFRIO, op. cit., 1980, p. 38.


Testamento e ricordi di Ettore Roesler Franz


di Pierluigi Roesler Franz

«Ettore Roesler Franz, pittore ed acquarellista, figlio di Luigi e di Teresa Biondi, morto a Roma il 26 marzo 1907 nell’età di anni 62. Requiescat in pace»: così si legge sulla sua lapide nella cappella di famiglia al cimitero del Verano (a pochi metri dalla tomba del celebre poeta Trilussa), mentre nel ricordo funebre su Il Popolo Romano del 27 marzo 1907, conservato nella Biblioteca Hertziana di Roma, si annuncia: «L’Artista esimio, intelligente e che le opere sue eseguiva con il fino sentire di un’anima eletta, si è spento seren2amente, ieri mattina 26 marzo, munito dei conforti di N.S. Religione. Per espressa volontà dell’amato estinto non si mandano partecipazioni: si prega non inviare fiori ed astenersi dall’intervenire all’accompagno funebre. La Messa di Requiem sarà celebrata oggi nella Chiesa Parrocchiale di S. Andrea delle Fratte».
Ma chi è questo artista, romano da più generazioni, di cui quest’anno ricorre il primo centenario della morte? È “il pittore del paesaggio e della memoria”, antesignano dei moderni ambientalisti, essendo il vedutista che più ha contribuito a far conoscere nel mondo com’erano Roma e il Lazio tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Le sue opere sono sparse in tutto il pianeta: dall’Alaska all’Argentina, dall’Europa all’Australia.
Il recente ritrovamento di manoscritti, lettere, autografi, ma soprattutto del suo testamento ci aiuta a conoscere meglio Ettore Roesler Franz, poliglotta (parlava correntemente francese, inglese e tedesco), cattolico osservantee buon amico degli ebrei, e a tracciarne un profilo più calzante e umano.
Il suo motto di vita è scritto in francese sul retro di un quadro: «Per riuscire nella vita occorre saper pazientare, prendersi i fastidi, disfare e rifare, ricominciare e continuare senza che il moto della collera o lo slancio dell’immaginazione vengano ad arrestare o a sviare lo sforzo quotidiano». L’artista iniziò la sua attività artistica a diciotto anni. Ma il suo amore per la pittura non può non essere stato in qualche modo influenzato dalla prematura scomparsa del cuginetto, morto tredicenne, Giuseppe Roesler Franz e dell’inseparabile coetaneo cugino di questi Errico Melga. Per entrambi vi erano infatti le premesse che da grandi si sarebbero affermati.
Come si narra in un toccante necrologio, scritto nel 1854 dallo zio materno Michele Melga (il volumetto è conservato nella biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria), Giuseppe Roesler Franz, più grande di sette anni del cugino Ettore, morì a Roma nel 1851 dopo una breve malattia. E’ sepolto nella capitale all’ingresso della sacrestia della basilica di San Lorenzo in Lucina. Non a caso il monumento funebre lo raffigura giovinetto con un pennello tra le dita; difatti, nonostante la tenera età, era già un valente acquarellista, come dimostrano alcune sue opere donate da Anna Laetitia Pecci Blunt al Museo di Roma di palazzo Braschi.
I legami tra i cugini Roesler Franz diventano più stretti dopo le nozze di Carolina, sorella di Giuseppe, con Alessandro, fratello di Ettore. Purtroppo, però, il matrimonio dura poco. Carolina muore il 7 agosto 1878 a trentadue anni e viene sepolta proprio sopra il loculo che sarà poi occupato da Ettore nella cappella di famiglia fatta costruire anche in onor suo dal marito al Verano insieme al cugino Enrico, altro fratello di Carolina.
Un significativo documento della febbrile attività dell’allora trentunenne Ettore è la lettera di otto pagine che il 6 settembre 1876 spedisce alla collezionista Maria Cordero, in cui l’artista schizza addirittura 11 acquarelli quasi in miniatura. La missiva è interessante non solo perché egli confessa di preferire l’inverno tra le quattro stagioni o perché ci mostra per la prima volta in formato ultraridotto undici sue opere (delle quali non vi era traccia), esposte a San Pietroburgo (8), Londra (2) e Trieste (1), ma soprattutto perché mette in luce le sue doti di viaggiatore instancabile spinto dal desiderio irrefrenabile di girare il mondo.
Si provi ad immaginare quali difficoltà dovesse incontrare un pittore ben 131 anni fa nel dipingere e poi esporre un quadro in Italia o all’estero, a distanza di migliaia di chilometri, senza l’aiuto di posta, telefono, internet, auto, treni, aerei e così via. Ebbene, Ettore Roesler Franz, come racconta nel manoscritto, non si è mai perso d’animo. Tra la metà della primavera e la fine dell’estate 1876, pur avendo trascorso un paio di mesi influenzato a letto, lascia il suo studio in piazza San Claudio 96, a due passi da piazza Colonna - dove si era trasferito proprio in quell’anno e in cui campeggia «La sincerità fa l’artista grande», motto cui si è sempre attenuto -, per girovagare nei suoi dintorni (villa Borghese) o in periferia (Tor di Quinto) e recarsi poi sul mare ad Anzio o lungo le paludi laziali (Maccarese e Castelfusano), quindi sui Colli Albani (Castelgandolfo, Frascati e Rocca di Papa) e nella sua città di adozione, Tivoli, e dintorni (San Gregorio da Sassola e Subiaco); infine a Passignano sul lago Trasimeno, poi sempre più a nord fino a Trieste, Londra e San Pietroburgo.
L’artista gira in lungo e in largo per l’Europa, come dimostrano le 23 esposizioni all’estero e le 46 in Italia. In circa trentacinque anni di attività il vedutista, che ama la pittura di Turner e di Constable ma soprattutto quella di Corot, dipinge più di un migliaio di acquarelli. Ad oggi se ne conoscono circa 750: 350 da lui esposti in mostra (come i 121 di proprietà del Comune di Roma, in quanto uno dei 120 “Roma Sparita” acquistati, cioè Via della Lungaretta all’angolo di via in Piscinula - Il Palazzo Mattei a sinistra, fu rubato in Germania a Colonia nel 1966, e si sono successivamente aggiunti altri due acquarelli - Antica porta di Frascati del 1878 e Insenatura della costa con personaggi - donati al Museo di Roma), più di 200 finiti all’asta in tutto il mondo negli ultimi trent’anni, e circa 200 di collezioni private esposti postumi.
Diciannove opere vengono vendute a clienti “eccellenti”: l’imperatrice Maria Fedorovna di Danimarca, vedova dello zar Alessandro III, e suo figlio il granduca Giorgio, tre re e una regina d’Italia (Vittorio Emanuele II, Umberto I, Vittorio Emanuele III e Margherita di Savoia), il granduca d’Assia e il celebre statista Quintino Sella. Altri cinque acquarelli si trovano in musei di Boston, Sydney e Southampton e al Museo Centrale del Risorgimento a Roma. Uno ne possiede il Comune di Tivoli, mentre altri sei fanno parte delle collezioni d’arte di due noti gruppi bancari italiani.
Nel suo necrologio del 27 marzo 1907 si dà, tra l’altro, notizia che l’artista conservava gelosamente il primo acquarello - di cui si sono per ora perse le tracce - da lui dipinto dalla finestra del Consolato inglese a palazzo Poli, dove aveva lavorato in gioventù (uno dei suoi maggiori estimatori era il pittore e console inglese a Roma Joseph Severn, amico devoto di John Keats). Il nome di Ettore Roesler Franz figura proprio sul retro della lapide di Severn al Cimitero acattolico di Testaccio.
Il suo grande amore per l’acquarello è testimoniato dall’appassionato botta e risposta con Luigi Bellinzoni, direttore del quotidiano Il Popolo Romano, pubblicato sul giornale il mercoledì delle Ceneri del 1880. Il pittore lamenta che l’acquarello non sia apprezzato in Italia come all’estero e che nella precedente esposizione di piazza del Popolo a Roma i quadri siano stati assurdamente esposti senza luce e in un ambiente molto umido.
In un suo memorandum in inglese (una sorta di testamento spirituale) del 29 marzo 1894 Ettore Roesler Franz auspica che le tre serie di Roma pittoresca siano «acquistate insieme per formare un’unica e completa collezione di vedute dei resti demoliti di Roma medioevale ora scomparsa» e si augura che le opere siano «poste in una sala speciale con una grande carta topografica della vecchia Roma in cui io darei indicazioni dei luoghi dove sono stati ripresi i quadri e questo faciliterebbe gli studiosi delle future generazioni nel capire quale era l’aspetto di Roma prima dei presenti mutamenti».
In una lettera di quattro pagine, spedita da Tivoli il 1° luglio 1898 alla cognata Giulia Alibrandi (moglie del fratello Adolfo, mio bisnonno) in risposta ad una sua missiva sulla scelta dell’allora diciottenne nipote Luigi (mio nonno) di entrare in Marina, Ettore ne è lietissimo «perché l’amo e guardo al suo avvenire, al resto poi ci si penserà» e afferma che «tutti gli uomini di volontà ferma sono quelli che riescono». Nell’inedito documento l’artista racconta poi di star bene e «di lavorare ma non troppo, non è il tempo che i miei nervi pittorici saltano, però godo molto di stare un po’ in pace dopo una stagione di tanto movimento come ho fatto quest’anno. È una gran fatiga la Società!».
Come dimostra il suo testamento, pubblicato dal notaio Umberto Serafini di Roma il 30 marzo 1907 (repertorio 48.119, raccolta 5617), Ettore Roesler Franz era profondamente religioso. Le due cartelle manoscritte a Tivoli il 25 settembre 1905 iniziano infatti con la frase «In nome di Dio così sia» e terminano con «Augurando bene a tutti il Signore vi proteggerà».
Nell’atto in cui formula le sue ultime volontà Ettore ricorda via via le persone che più gli sono state care partendo innanzitutto dal suo domestico Salvatore Mariotti, cui lascia il suo vestiario e la biancheria di dosso oltre a 600 lire nonché, come ricordo personale, il suo anello con brillanti e quindici azioni della Società Anglo-Romana per l’illuminazione a gas «affinché possa star tranquillo sul suo avvenire che gli auguro felice».
Dona poi al suo unico allievo, il diciannovenne tiburtino Adolfo Scalpelli, tutti gli attrezzi e utensili per la pittura, tutti i libri che hanno attinenza all’arte e agli artisti, tutti i bozzetti, calchi, fotografie ecc. (esclusi acquarelli o quadri completi) e il suo pianoforte francese Yot Schreck & C, conservato nella casa di Tivoli. Gli lascia poi, come ricordo personale, il suo orologio con catena e Apis d'oro che era solito portare e 3.000 lire esentasse. Oltre a ciò, per evitare che il suo allievo smetta di dipingere, impone al fratello Adolfo, nominato esecutore testamentario ed erede universale, di comprargli ogni anno uno o più lavori al prezzo di 1.500 lire esentasse per quattro anni consecutivi iniziando dal primo anniversario dopo la morte. In proposito precisa che «i lavori così acquistati resteranno proprietà del mio erede o successori. Questi acquisti si devono fare a scopo di incoraggiamento, perciò nella scelta dei lavori si deve tener presente la ragione di questo mio legato. Se al tempo della mia morte il mio allievo non si fosse ancora stabilito in uno studio tutto a lui, prego il mio Erede di assisterlo in quel modo che crede migliore a tale scopo».
Non a caso la prima ad essere indicata tra i suoi parenti è sua cognata, Lady Julia H. Teiser, vedova del fratello Alessandro Roesler Franz (primo console inglese a Roma di origine italiana). A lei vanno «5 mila lire ed un ricordo personale di due dei miei migliori acquarelli di sua scelta da prendersi nel mio studio in Roma». La nobildonna aveva infatti molto aiutato Ettore nel suo lavoro, favorendogli i rapporti con facoltosi clienti del Regno Unito ed ospitandolo più volte assieme a Scalpelli nella sua villa di Uopini, a pochi chilometri da Siena (da ultimo nell’agosto 1906).
La proverbiale pignoleria con cui Ettore eseguiva gli acquarelli - ricostruendo le scene in ogni dettaglio, anche apparentemente secondario, grazie anche all’ausilio del kinegrafo (primordiale macchina fotografica) - o annotava gli oggetti di famiglia (come il piccolo orologio francese del 1800 appartenuto a sua nonna materna o il medaglione con la foto del ritratto di suo fratello Francesco, morto a trentacinque anni a Napoli nel 1875, che «mia madre Teresa teneva sempre con sé») riappare nel testamento quando indica tra i legatari il suo nipote prediletto Luigi Roesler Franz, cui lascia «tutti i mobili intagliati, intarsiati o semplici che si trovano nella mia abitazione e Studio in Roma; oltre tutti gli oggettini-soprammobili etc. che si trovano nelle credenzette intagliate nel 2° studio; inoltre tutti i ritratti di famiglia che conserverà insieme alle mie carte e tutti gli acquarelli miei che si trovano incorniciati sui muri di detta mia abitazione».
Subito dopo è la volta degli altri tre nipoti, tutti fratelli di Luigi, ai quali lascia come ricordo personale due acquarelli a testa da scegliere nella sua cartella in Roma. E in aggiunta «ad Arturo gli dono lo spillo ad occhio di gatto, a Francesco, lo spillo a forma di drago che regge una perla e ad Alberto lo spillo a nodo di amore in brillantini».
Un ricordo in oro di mille lire tocca poi a sua cognata Giulia Alibrandi, moglie di Adolfo Roesler Franz. Quest’ultimo, come esecutore testamentario ed erede universale, viene invitato a «non dimenticare di dare qualche piccolo ricordo mio ai miei amici verso i quali ho nutrito sentimenti di schietta affezione». E proprio per esaudire l’espresso desiderio del fratello, il 23 aprile 1907 Adolfo Roesler Franz invia un acquarello di Ettore alla diciannovenne Agnese Massimini, sua futura nuora (alcuni anni dopo sposò Luigi Roesler Franz), perché gli era stata molto affezionata. Il giorno dopo Agnese, che non si aspetta un simile regalo, ringrazia per lettera il futuro suocero per il graditissimo quanto inatteso acquarello, assicurandogli che gli avrebbe «assegnato nella sua camera il miglior posto e guardandolo avrebbe pregato sempre per Lui sicura che anche in Cielo Egli seguiterà a volermi quel bene che mi dimostrava in terra».


Gli acquedotti romani e la Via Appia Antica visti da Ettore Roesler Franz


di Pierluigi Roesler Franz

Se il grande studioso inglese Thomas Ashby tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento ispezionò in lungo e in largo gli antichi acquedotti romani che sin dal IV secolo a.C. alimentavano la capitale dell’Impero, lasciandoci anche delle foto affascinanti, Ettore Roesler Franz con i suoi acquarelli li ha fatti conoscere nel mondo, consegnandoci un insieme di sensazioni ed emozioni che altrimenti sarebbe andato per sempre perduto.
Gli acquedotti, con i loro grandiosi ponti in aperta campagna, lontani dai centri urbani, sono stati una delle mete preferite dal vedutista romano, che ha dato il meglio di sé proprio con questi paesaggi fiabeschi, invitandoci quasi idealmente a ripercorrere con lui quegli stessi itinerari così suggestivi, ma per i più ancora semisconosciuti, nonostante la breve distanza (circa una trentina di chilometri) dalla capitale.
Questi giganti dell’acqua, rimasti per secoli in stato di abbandono, sarebbero certamente franati anche per la naturale corrosione delle loro fondamenta, causata dai sottostanti ruscelli. Grazie però agli interventi di Italia Nostra, Lega per l’Ambiente, WWF e dell’Associazione Aefula di San Gregorio da Sassola, la Regione Lazio, la Provincia di Roma e i vari Comuni della zona si sono finalmente allertati, provvedendo a salvarli e a gettare le basi per piacevoli passeggiate naturalistiche con conseguente flusso turistico.
Certo da allora nell’agro romano-tiburtino, cioè in tutta la vasta zona che circonda la grandiosa Villa Adriana (ora patrimonio Unesco), molto è cambiato. Ma non tutto. E chi volesse immergersi di nuovo in quella magica atmosfera e ricreare quelle stesse emozioni o ritrovare scorci nascosti da sipari di vegetazione, edere e cespugli può usare come traccia i quadri di Ettore Roesler Franz e ripercorrere il suo stesso itinerario. Oggi questi luoghi sono infatti più selvaggi di allora. A differenza degli scorci dei vicoli e delle piazze di Roma fissati dall’artista alla fine dell’Ottocento, che ci mostrano un mondo andato completamente perduto - tanto che quegli acquarelli sono ormai conosciuti col nome di Roma sparita, che ben riassume il suo Roma pittoresca -Memorie di un’era che passa, gli acquedotti raffigurati dal vedutista sono rimasti sostanzialmente quelli che erano.
Per oltre trent’anni il pittore si è aggirato per le campagne tiburtine con l’inseparabile taccuino o l’ingombrante kinegrafo (una primordiale macchina fotografica), tenendo sotto braccio la cartella piena di fogli fatti appositamente venire insieme ai colori dall’Inghilterra, immergendosi nel sottobosco più intricato, scendendo lungo costoni di roccia dirupati, scovando ruderi avvolti nell’edera, sobbarcandosi arrampicate notevoli tra fratte e ghiaioni, sentieri e boschetti di lecci, pur di arrivare alla splendida vista ravvicinata di questi bastioni dell’arte idraulica romana e godere d’un colpo d’occhio eccezionale sia sul versante della valle dell’Empiglione verso Castel Madama sia sui valloni di tufo che scendono sotto i monti tra Tivoli, San Vittorino, San Gregorio da Sassola e Poli.
Ettore Roesler Franz è stato l’eccezionale testimone di un ambiente pervaso di malinconia e di uno spazio incontaminato e quasi solitario, percorso solo da pochi viandanti, pastori con greggi e qualche contadino. Si muoveva in un contesto a lui ben noto (come risulta da una lettera a Maria Cordero, è provata sin dal 1876 la presenza del pittore a Tivoli e a San Gregorio da Sassola) e tornava da quelle passeggiate con la cartella piena di acquarelli dai colori delicati e trasparenti come la luce del mattino o seppiati come il riverbero dei tramonti.
La sua predilezione per Tivoli, frequentata per lunghi periodi durante l’anno e minacciata anch’essa come l’Urbe dal Piano Regolatore, si spinse fino all’adozione reciproca. Nel 1900 Roesler Franz vi comprò un villino nella salita dell’attuale viale Mannelli. Lo conosceva bene, perché vi era stato spesso ospite del pittore Onorato Carlandi, cui apparteneva. E quando questi dovette cederlo, Ettore rassicurò l’amico e collega che sarebbe stato sempre aperto per lui.
Dopo la Roma sparita, Ettore Roesler Franz aveva intenzione di realizzare anche un progetto di Tivoli sparita, documentando la parte medievale della città latina che non c’è più, con torri, balconate e archi. Il pittore rivelò infatti al professor Federico Hermanin (noto critico d’arte e suo grande estimatore in vita, cui tra l’altro egli dedicò il quadro Via misteriosa, esposto il 3 febbraio 1900 nell’annuale mostra dell’Associazione degli Acquarellisti): «Quando avrò finito per Roma dovrò cominciare con Tivoli».
E fu proprio a Tivoli che nel 1902 Roesler Franz scelse il quattordicenne suo unico allievo, Adolfo Scalpelli, poi precocemente scomparso a soli ventinove anni nel 1917 nella battaglia dell’Isonzo. A sua volta fu il giovane allievo a porre sulla via di Pomata (strada amata da Ettore, non lontana dalla Villa di Cassio e dalla sottostante Villa Adriana) una lapide a ricordo del Maestro un anno dopo la sua morte. Vi si legge: «In questo luogo di pace Ettore Roesler Franz, acquarellista insigne, desiderava ricordato Alessandro fratello suo, console d’Inghilterra. I voti del chiaro Maestro reverente adempiva il suo unico allievo Adolfo Scalpelli - 1908».
Le opere dell’artista erano molto apprezzate soprattutto da una selezionata clientela inglese che frequentava il suo studio romano in piazza San Claudio 96. E attraverso il Commonwealth sono via via finite in tutto il pianeta, come dimostrano le cinque opere in mostra, provenienti tutte dall’estero: due dagli Stati Uniti (di cui una finita in precedenza in Australia) e tre dall’Inghilterra. Il primo acquarello, di grandi dimensioni e proveniente dalla California, è Il Ponte di San Pietro dell'Acqua Marcia nella valle della Mola di S. Gregorio. Il ponte con due barcaioli in primo piano è ripreso da est nel punto in cui la campata centrale, larga quasi 16 metri, è attraversata dal ruscello dell’Acqua Raminga. Lo si può ammirare nella zona tra Gallicano e San Vittorino a pochi chilometri da Villa Adriana. I romani completarono l’opera nel 144 a. C. dopo quattro anni di lavoro; il percorso completo era di circa 90 km. Le fonti dell’Acqua Marcia sgorgavano nell’alta valle dell’Aniene presso Subiaco «da sorgenti purissime», come sottolinea Lorenzo Quilici, «che per bontà sono sempre state vantate nella storia di Roma ed usate come termine massimo di paragone fra tutte le acque che di poi verranno portate in città». Plinio il Vecchio le descrive come «le più famose di tutte le acque del mondo e le prime per freschezza e salubrità, dono, tra gli altri, fatto dagli dei alla città di Roma». Le sorgenti, documentate da Sesto Giulio Frontino, furono individuate in epoca moderna da Ashby e da Lanciani in quelle «Rosoline» al km 65,3 della via Sublacense, fra Arsoli e Agosta.
Il ponte di San Pietro, oggi sommerso dai rampicanti, fu un soggetto a tal punto amato dall’artista che se ne conoscono altri tre acquarelli (due senza personaggi e uno con pastorello e gregge) e un bozzetto. Sempre all’Acqua Marcia appartiene Ponte Lupo - Poli, acquarello del 1898 (mm 660 x 1020), che fu donato da Ettore Roesler Franz alla Giunta comunale di Tivoli l’8 dicembre 1903 (e da allora troneggiante al posto d’onore nello studio del Sindaco) per ricambiare il dono ricevuto nell’agosto di quell’anno di una splendida pergamena miniata da Giuseppe Cellini (1855-1940) in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria tiburtina, deciso all’unanimità il 6 febbraio 1903 (sindaco era Fabio Mastrangeli). Nella pergamena (mm 650 x 460) opera di Giuseppe Cellini si legge: «Ad Ettore Roesler Franz, nome illustre nell’arte italiana, che nel soggiorno di Tivoli ritrovò pei suoi capolavori le ispirazioni che Orazio aveva trasfuso nelle sue Odi e le bellezze di questa città immortalò nei suoi acquarelli, il Consesso Municipale nell’Adunanza del 6 Febbraio 1903 conferiva con voto unanime la cittadinanza tiburtina».
Il 26 settembre 2004, a conclusione della mostra tenutasi a Villa d’Este per il 1° Centenario del conferimento della cittadinanza onoraria concessa all’artista, il Sindaco di Tivoli Marco Vincenzi ha intitolato alla sua memoria la Scalinata Ettore Roesler Franz in piazza Campitelli e la Sala Ettore Roesler Franz per Esposizioni di pittura nell’ex chiesa di San Michele Arcangelo in piazza delle Erbe.
Ponte Lupo nella valle dei Morti è uno dei più imponenti e massicci di tutto il percorso dell’Acqua Marcia, e per pochi metri è compreso nel territorio del Comune di Roma. La struttura più antica del ponte risale alla costruzione originale del 144 a.C. . Durante successive fasi di restauro e/o ricostruzione risalenti ad Agrippa, Adriano e Diocleziano vennero edificati dei veri e propri contrafforti. Ponte Lupo, come sottolinea ancora Lorenzo Quilici, «varrebbe da solo a rendere famosa una regione, mentre è qui, con gli altri ponti, del tutto dimenticato». Dello stesso soggetto esiste una variante, Rovine antiche a Ponte Lupo a Tivoli, che fa parte della collezione d’arte del Gruppo Bancario Intesa Sanpaolo.
Il secondo acquarello di Roesler Franz in mostra (mm 650 x 1000: si tratta del maggiore formato tra quelli usati dal pittore) raffigura Il ponte di S. Antonio dell’Anio Novus ed era finito in Inghilterra. Il ponte romano, costruito nel 38 d.C., è ripreso con un falco in volo. Presenta un arco centrale spettacolare, alto ben 32 metri e largo 10 m, che gli consente di scavalcare il Fosso dell’Acqua Raminga che scorre tra Colle del Fiore e Colle Faustiniano a circa 4 km da San Vittorino. Si trova nelle vicinanze del Casale di Gericomio, cinquecentesco eremo cardinalizio. Sempre da Frontino sappiamo che quello dell’Anio Novus riforniva l’antica Roma di una quantità d’acqua superiore a quella di tutti gli altri acquedotti: la sua portata è stata stimata da Lorenzo Quilici in circa 190.000 metri cubi al giorno, corrispondenti a 4.738 quinarie. Le sue sorgenti erano poste lungo la via Sublacense vicino a Subiaco, alcuni chilometri a monte di quelle della Marcia e della Claudia. L’acquedotto dell’Anio Novus seguiva il corso dell’Aniene fin sotto Castel Madama, quindi tagliava da nord la valle dell’Empiglione. Del ponte di Sant’Antonio esistono anche un altro acquarello verticale di Roesler Franz con l’arco centrale in primo piano e due sue belle foto (per far capire meglio l’esatta altezza del manufatto, in una di queste figura l’amico e fotografo tiburtino Pio Tedeschi).
Infine, gli altri tre acquarelli: Il fosso dell’Empiglione e ruderi dell’acquedotto Anio Novus - 13 novembre 1891 (proveniente dagli USA, ma in precedenza finito in Australia), Pascolo di buoi nella valle dell’Empiglione e La valle dell’Empiglione nel 1903 (entrambi provenienti dall’Inghilterra), raffigurano gli imponenti avanzi di acquedotti che attraversavano la valle dell’Empiglione situata a sud-est di Tivoli, cioè ponti romani intricati di rovi, pascoli sonnolenti sotto le grandi arcate degli acquedotti abbandonati e piccoli greggi non lontani dall’abbeveraggio. L’ultimo acquarello, in particolare, per soluzioni tecniche e tonalità di colori è stato definito il più “inglese” tra quelli dipinti dall’artista.
Anche la regina delle vie romane, titolo non ufficiale dell'Appia (così chiamata dal nome del costruttore, il censore Appio Claudio Crasso detto poi Cieco), è stata tra le mete preferite dell'artista. Prima delle viae publicae, antico ponte (312 a. C.) verso l'oriente, e soprattutto la Grecia, attraverso il porto di Brindisi, cui essa conduceva, l'Appia offre ancora oggi un fascino che le altre strade non possono dare, visto che ai suoi lati nacquero sepolcri, necropoli, sepolture cristiane e catacombe, mausolei.
Roesler Franz si è spostato sull'Appia anche perché vi ha visto la strada per antonomasia, che nello stesso tempo ha raccolto tutta la storia di Roma, dalle origini a quella cristiana. Qui dove i Piani regolatori piemontesi non erano arrivati, c'era la possibilità di cogliere una luce diversa, come accade nelle Rovine della villa dei Quintili, eseguito nel 1874, una data giovanile, e si vede. Che accade con il trascorrere degli anni alla Villa dei Quintili roesleriana? Uno dei maggiori studiosi dell'artista, il professor Marco Testi, sostiene che sarebbe meglio chiedersi che cambia nel pittore romano quando ritorna di fronte alla villa, un complesso che comprendeva un ninfeo, un vastissimo peristilio-giardino, varie aule ed un ambiente termale. Nel quadro del 1895 non esistono più macchie di colore, non più contrasto cromatico tra l'inchiostro delle rovine e il verde del prato, ma le terre che uniformano ed assorbono ogni cosa con variazioni dal più al meno tenue fino alle soluzioni dei chiari del cielo attenuato dal biancore delle nubi sugli estremi in basso e delle trasparenze nei riflessi dell'acqua in basso a destra. Otto anni più tardi Roesler Franz riprende le rovine dall'alto della collinetta, ma ormai tutto è armonia distesa, pacificazione di cieli e terre, oggettività ed insieme testimonianza tacita del passato, solo di quello che rimane, in un ammirevole equilibrio tra idea e cose del mondo>. Altri quattro acquarelli riprendono la Via Appia al IV e V miglio con le tombe di Seneca, degli Orazi e Curiazi. Due opere raffigurano, invece, il Bosco Sacro della Ninfa Egeria. In realtà, però, l'antica grotta, che si trova nei pressi della chiesa di S. Urbano alla Caffarella, non ha nulla a che vedere con la ninfa Egeria, dea delle fonti, moglie di Numa Pompilio, mitico re di Roma successore di Romolo. Infine Bufali sotto l'acquedotto nei pressi di Tor Fiscale dove l'artista riprende una zona di Roma che è oggi completamente mutata a seguito dell'urbanizzazione della città.

Bibliografia. Ashby 1935; De Rosa-Trastulli 1994; Bernoni-Mammucari-Testi 1995; Testi 2004; Mambelli 2004; Le Pera-Turchetti 2007.


BIOGRAFIA - Ettore Roesler Franz


di Maria Cristina Biagi

Ettore Roesler Franz è uno dei migliori e prolifici vedutisti e acquerellisti italiani attivo nella seconda metà dell'Ottocento e i primi anni del Novecento. Padrone assoluto della difficile tecnica dell'acquerello "ripeteva sempre che a lui [l'acquerello] sembrava il mezzo più acconcio per riprodurre con verità le vedute campestri e specialmente la trasparenza dei cieli e delle acque". (Federico Hermanin, Artisti contemporanei: Ettore Roesler Franz, in" Emporium", vol XXIX, 1909). Non a caso, in tutta la sua vita, Roesler Franz dipinge appena una quindicina di olii e poche altre opere a tempera. I soggetti preferiti dei suoi acquerelli, schizzi, bozzetti e fotografie sono i paesaggi della campagna romana, laziale e abruzzese, le vedute di Tivoli e quelle inglesi. Ma la sua notorietà è legata alla serie di Roma pittoresca/Memorie di un'era che passa, il ciclo di 120 acquerelli dedicati alle trasformazioni urbanistiche della città divenuta, nel 1870, capitale del Regno.
Nasce a Roma l'11 maggio del 1845, nella casa di via dei Condotti al n. 85, da Luigi e Teresa Biondi, terzo di quattro fratelli. Viene battezzato con i nomi Ettore, Edoardo e Flaminio il giorno dopo nella parrocchia di San Lorenzo in Lucina. La famiglia, di origine boema nella regione dei Sudeti, possiede in via Condotti l'Hotel d'Allemagne conosciuto e consigliato dalle guide come uno tra i più confortevoli di Roma. Nel 1861 Ettore frequenta l'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane di Trinità de' Monti e dal 1863 al 1865 compie studi di filosofia al Collegio di Propaganda Fide. Nel frattempo segue i corsi di architettura presso l'Accademia di San Luca, frequentata in quegli anni anche da Ettore Ferrari autore nel 1863 del ritratto a pastello Ettore Roesler Franz a 18 anni. È del 1863 anche la prima opera datata di Roesler Franz raffigurante Ponte Rotto e l'isola Tiberina. Dal 1864 al 1872 è impiegato presso il Consolato inglese a Roma dove ricopre la carica di segretario. Il lavoro presso il Consolato lo avvicina alla cultura anglosassone e l'amicizia con il console Joseph Severn, importante pittore e incisore, lo introduce al gruppo di paesaggisti quali Costa, Cobianca, Carlandi e Carlo ed Enrico Coleman. Fondamentale per Roesler Franz è anche l'influenza esercitata dall'opera di John Ruskin The stones of Venice (Inghilterra, 1853) una guida alle antichità di Venezia in cui l'autore descrive una città destinata a scomparire. Nel 1870 viene nominato sottotenente della seconda legione della Guardia Nazionale di Roma e come tale sarà testimone dell'episodio che raffigurerà poi nell'acquerello Vittorio Emanuele II viene in Roma durante l'inondazione della città.
Dal 1872 al 1875 lavora presso la banca dei fratelli Adolfo (fondatore nel 1869) e Alessandro in via Condotti 20. In questi anni Ettore Roesler Franz frequenta i circoli artistici della capitale e inizia la sua intensa attività espositiva in Italia e all'estero che farà conoscere ed apprezzare ad un vasto pubblico i suoi acquerelli: da quelli dedicati ai paesaggi campestri, ai panorami dell'amata Tivoli e quelli inglesi fino alle più note vedute romane. Nel 1872 si iscrive all'Associazione Artistica Internazionale e alla Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti in Roma e dal 1873, quasi ininterrottamente fino al 1907, partecipa alle esposizioni romane degli Amatori e Cultori di Belle Arti e a quelle della Società degli Acquerellisti (dal 1876), spesso coincidenti (dal 1873 a1 1889 e poi dal 1891 al 1893, nel 1897, nel 1899, nel 1900, dal 1902 al 1905 e infine nel 1907, anno della sua morte). È ripetutamente presente con i suoi acquerelli alle esposizioni di Torino (1874, 1877, 1878, 1879, 1880, 1884, 1902), Milano (1893), Firenze (1896) e Venezia (1905). Nel 1874 è eletto tesoriere dell'Associazione Artistica Internazionale e Consigliere tra i cultori nella Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti.
Nel 1875 lascia l'attività presso il banco di famiglia e inizia, da autodidatta, a dedicarsi esclusivamente alla pittura. Istituisce con Nazareno Cipriani la Società degli Acquerellisti di Roma, ispirata alla Old Water Colour Society inglese. La Società prevede altri otto soci fondatori secondo il motto "Decem in uno": Raimondo Tusquets, Cesare Maccari, Attilio Simonetti, Cesare Biseo, Vincenzo Cabianca, Pio Joris, Gustavo Simoni e Onorato Carlandi. Le prime mostre dell'associazione si tengono presso il negozio di materiali per artisti di Dovizielli in via del Babuino 136 e nelle sale del Coffee House del palazzo Colonna in Santi Apostoli. Nella Società Roesler Franz ricoprirà più volte la carica di presidente: dal 1876 al 1878, dal 1883 al 1885 e infine dal 1890 al 1893.
Dal 1876 espone le sue opere nelle principali città europee: a Londra presso il Royal Institute of painters in water colours, la Royal Academy e la Dudley Gallery (1876, 1885, 1887, 1888, 1904), a Parigi (1878, all'Esposizione Universale, 1900), a San Pietroburgo (1876, 1898, 1902, 1904), a Berlino (1888 e 1895), a Dresda (1890), a Stoccarda (1891), a Monaco di Baviera (1883, 1893, 1898, 1902, 1903) e a Vienna (1890). Le numerose esposizioni lo portano a viaggiare di frequente sia in Italia che in Europa. Un particolare legame lo lega alla Gran Bretagna (i materiali dei suoi acquerelli, carta, pennelli e colori, sono tutti di provenienza inglese), dove soggiorna più volte e dove avrà i più assidui acquirenti delle sue opere.
Nel 1881 presenta sedici vedute del Tevere nel suo studio in piazza San Claudio 96, dove si è trasferito nel 1876 da quello di via del Bufalo 133. Queste opere costituiscono il primo nucleo della serie di Roma Pittoresca, come verrà abitualmente chiamata (centoventi opere eseguite dal 1875 al 1896), e sono dedicate al Tevere e alle sue trasformazioni. Nella mostra sono esposti anche ventotto acquerelli relativi a paesaggi e figure della campagna romana e di Londra. In questa occasione viene stampato il catalogo intitolato Esposizione particolare di Dipinti all'Acquerello di Ettore Roesler Franz nel suo studio di Piazza S. Claudio 96 Roma, qui l'elenco dei titoli delle opere è accompagnato da brevi citazioni tratte dal testo in inglese dell'opera The Pilgrimage of the Tiber di W. Davies.
Nel 1883 a Palazzo delle Esposizioni, inaugurato in quell'anno, viene esposta la prima serie di quaranta acquerelli dedicata a Roma Pittoresca memoria di un'era che passa. Il sindaco di Roma Leopoldo Torlonia si interessa direttamente dell'acquisto della serie che costerà alle casse comunali diciottomila lire. Nello stesso anno Ettore Roesler Franz viene nominato per la seconda volta presidente della Società degli Acquerellisti e grazie al suo interessamento il numero dei soci viene ampliato fino a comprenderne trenta di cui solo quattro donne.
Nel 1888 la prima serie di Roma Pittoresca viene presentata all'Esposizione di Berlino - Accademia Reale di Belle Arti dove l'artista è premiato con "una piccola medaglia d'oro" da parte dell'imperatore Guglielmo II. Due anni dopo la serie è esposta anche a Vienna nel Palazzo della società degli Artisti Austriaci. In questa occasione la stampa locale dimostra grande apprezzamento per l'opera di Roesler Franz. Nel 1890 ottiene il diploma d'onore all'Esposizione di Acquerelli e Pastelli di Dresda e in patria Re Umberto I, su proposta del Ministero dell'Istruzione Pubblica, nomina Ettore Roesler Franz Cavaliere della Corona d'Italia. Nel 1891 l'artista dà alle stampe a sue spese il prezioso catalogo del ciclo Roma Pittoresca. Memorie di un'era che passa con l'elenco delle opere della prima serie, acquistata nel 1883 dal Comune, e la lista degli acquerelli della seconda serie appena terminata. Nel catalogo le opere sono contrassegnate con uno o più asterischi ad indicare i luoghi che sono stati in parte o del tutto demoliti a causa delle ristrutturazioni urbanistiche oppure sono da demolirsi. Le opere della seconda serie sono suddivise per località (Tevere; Portico d'Ottavia e Ghetto; Presso piazza Montanara; Al di qua di ponte Rotto) e corredate da brevi commenti scritti da Gregorovius, Melchiorri e Baracconi. In calce all'elenco si annuncia che è in lavorazione la terza ed ultima serie di altri quaranta acquerelli.
Nel 1893 Roesler Franz si dimette, dopo più di venti anni di militanza, dalla Società degli Amatori e Cultori delle Belle Arti. Il principe Prospero Colonna, presidente del sodalizio, lo prega di tornare sulla sua decisione, ma senza successo. Nello stesso anno abbandona anche il gruppo degli Acquerellisti. Nel 1894, in un memorandum scritto in inglese, l'artista esprime l'intenzione di voler fare delle repliche dei primi quaranta acquerelli per la municipalità di Londra nel caso questa avesse voluto acquistare la seconda e terza serie ormai completate. E a Londra, dove si trova per esporre le due ultime serie di Roma Pittoresca all'Esposizione italiana, Roesler Franz penserà anche nel 1904 quando, deluso dal ripetuto rifiuto del Comune di Roma di comprare la II e III serie di Roma Pittoresca, ne proporrà l'acquisto prima al Victoria and Albert Museum e poi al Royal Institute of British Architects che però declineranno l'offerta.
Nel 1897 presenta la seconda e terza serie degli acquerelli Roma Pittoresca nel foyer del Teatro Drammatico Nazionale in via Quattro Novembre. L'Accademia di San Luca scrive all'Amministrazione Comunale affinché i dipinti siano acquisiti dal Comune di Roma, come importanti testimonianze per le future generazioni. Vengono quindi avviate le trattative per l'acquisto di questi ultimi ottanta acquerelli. Trattative che si prolungheranno fino al 1904 senza raggiungere alcun esito.
Negli ultimi anni della sua vita Ettore Roesler Franz si stabilisce per lunghi periodi dell'anno a Tivoli dove nel 1900 ha acquistato la casa di Onorato Carlandi.
E proprio a Tivoli nel 1902 incontra il giovanissimo Adolfo Scalpelli (Tivoli 1888-Bainsizza 1917) che sarà il suo unico allievo e al quale lascerà in eredità i suoi strumenti da pittore, i libri, le fotografie, i bozzetti e le opere non finite. Il forte e duraturo legame con la cittadina laziale viene suggellato nel 1903 con la consegna della cittadinanza onoraria della città di Tivoli all'artista che, in segno di riconoscimento, regalerà al Comune tiburtino l'acquerello raffigurante Ponte Lupo presso Tivoli - 1898.
La mattina del 26 marzo 1907, Ettore Roesler Franz muore a Roma nella sua abitazione di piazza S. Claudio, all'età di 62 anni. Viene sepolto al cimitero monumentale del Verano nella cappella di famiglia alla rupe Caracciolo, Arcata 21.
L'acquisto delle due ultime serie di Roma Pittoresca verrà finalmente concluso l'anno seguente, dopo alcune dibattute sedute della Giunta capitolina, per la cifra di £ 35.000. La serie completa viene esposta in Castel Sant'Angelo nel 1911, in occasione dell'Esposizione Internazionale di Roma. I 120 acquerelli di Roma Sparita, come è meglio oggi conosciuta la raccolta, vengono inizialmente sistemati nel palazzetto della Farnesina ai Baullari in Corso Vittorio e nel 1929 trasferiti nell'edificio dell'ex pastificio Pantanella a piazza Bocca della Verità. Qui vengono esposti al pubblico l'anno seguente nell'appena inaugurato Museo di Roma. Nel 1932 nella Mostra di Roma nell'Ottocento vengono esposti lungo lo Scalone d'onore 27 acquerelli della Serie di Roma Sparita, provenienti dal Museo di Roma. Nel 1939, dopo neppure un decennio di vita, il Museo di Roma. Nel 1939, dopo neppure un decennio di vita, il Museo di Roma viene chiuso a causa degli eventi bellici. I centoventi acquerelli di Roma Sparita avranno la loro definitiva sistemazione solo nel 1952 nella nuova sede del Museo di Roma a Palazzo Braschi. Nel 1980 ventotto acquerelli della raccolta vengono trasferiti nel Museo del Folklore in Trastevere, da poco inaugurato e attualmente denominato Museo di Roma in Trastevere, dove sono in mostra permanente 28 opere.


Esposizioni recenti


1978 Alcune opere sono presenti alla mostra Roma Costumi di Roma '800 - da Pinelli a Roesler Franz tenutasi in occasione del III Salone Nazionale dell'Antiquariato.
1980 Ventisette acquerelli della serie Roma Pittoresca vengono portati al Museo del Folklore (oggi Museo di Roma in Trastevere), di recente costituzione. Altre 15 opere vengono esposte dal 27 settembre al 12 ottobre al 5° Salone nazionale dell'Antiquariato di Roma.
1982 Quattro acquerelli di Ettore Roesler Franz vengono esposti nella mostra "Le paludi pontine", organizzata dal Comune di Latina per il 50° Anniversario della fondazione della città. Per il 75° anniversario della morte dell'artista vengono esposte 26 vedute inedite della campagna tiburtina nella Sala del Trono di Villa d'Este a Tivoli
1983 16 opere dell’artista sono esposte a Roma nella Pinacoteca di via Giulia nella mostra Tra '800 e '900 Roma i suoi modelli e i suoi pittori.
1984-85 Dal 22 dicembre al 22 gennaio una significativa antologia di 24 opere di Roesler Franz viene presentata nella mostra Roma e la Campagna romana negli acquerelli inediti di Ettore Roesler Franz nella Galleria Romana dell'Ottocento.
1985 Nove acquerelli di Roesler Franz sono esposti nella mostra Tivoli e la sua campagna nella pittura dell'Ottocento, tenutasi nella Sala del Trono di Villa d'Este in occasione del 3200° Natale di Tivoli.
1987 Due acquerelli di Roesler Franz sono esposti nei Sotterranei di Palazzo Valentini sede della Provincia di Roma nella prima retrospettiva su La società degli acquerellisti.
1990 Alcune opere della collezione comunale sono esposte alla mostra L'ottobrata. Una festa romana, tenutasi al Museo del Folklore a Roma. Dal 17 novembre al 12 dicembre altri acquerelli di Roesler Franz sono esposti nel Palazzo della cultura di Latina nella mostra Latina tellus. Vedute e costumi della Campagna romana da Pinelli a Roesler Franz.
1992 Alcuni acquerelli di Roesler Franz finiscono nella rassegna dedicata all'Associazione degli Acquerellisti in Roma presso la Galleria Antiquaria Belardi Rumor.
1993 Alcuni acquerelli di Roesler Franz sono esposti nella mostra Vedute di Roma alla Rampa Mignanelli a Roma presso la Galleria Antiquaria Belardi Rumor.
1993-94 Tra dicembre e gennaio il Comune di Roma organizza nel Museo del Folklore la mostra Riletture del vero: gli acquerelli di Ettore Roesler Franz, con l'esposizione dei 27 acquerelli della serie di Roma Sparita ospitati al Museo, corredati da schizzi, fotografie e acquerelli della campagna romana e dell'Inghilterra appartenenti a collezioni private.
1995 Dal 5 aprile al 13 maggio quattro acquerelli di Roesler Franz sono esposti nella mostra Lungo la Via Appia a Roma presso la Galleria Antiquaria Belardi Rumor. Dal 19 aprile al 23 maggio per il 150° anniversario della nascita di Roesler Franz, l'associazione culturale Studio Ottocento organizza in una Sala in piazza Margana a Roma la mostra di 39 acquerelli Ettore Roesler Franz, Roma sparita e campagna romana, che viene inaugurata dal Sindaco Francesco Rutelli in apertura delle celebrazioni del 2748° Natale di Roma. L'anniversario viene inoltre ricordato l’11 maggio dalle Poste Italiane con uno speciale annullo filatelico, mentre a Tivoli con una mostra di 29 acquerelli nella Sala del Trono di Villa d'Este dal 30 settembre al 28 ottobre.
1998 Due acquerelli inediti di Roesler Franz vengono presentati nella mostra Società degli Amatori e Cultori fra Otto e Novecento, tenutasi a Roma nella Galleria "Campo de' Fiori". Il 23 maggio nella sala San Bernardino del Comune di Tivoli Marco Testi presenta l'acquerello inedito di Ettore Roesler Franz "Piazza dell'Olmo - Tivoli".
2000 Un acquerello dell'artista viene esposto nella mostra Vedute di Roma - Fine XVIII - Inizio XX Secolo, tenutasi nella Galleria d'arte Paolo Antonacci in via del Babuino 141/a - Roma.
2001 Dal 10 al 31 luglio a cura della Provincia di Roma, presso le Piccole Terme Traianee, sono esposte, tra le altre, dodici opere di Roesler Franz. Dal 6 al 20 dicembre si svolge un’altra mostra con 4 acquerelli di Roesler Franz: Acquerellisti romani da Bartolomeo Pinelli a Cesare Pascarella, presso la Fondazione Marco Besso di Roma.
2001-02 Altri 4 acquerelli di Ettore Roesler Franz vengono esposti dal 22 novembre al 24 febbraio nella mostra La campagna romana da Hackert a Balla.
2002 dal 27 febbraio al 2 marzo 2002 alcuni acquerelli di Ettore Roesler Franz vengono esposti nella mostra Acquerellisti romani da Pinelli a Pascarella, tenutasi presso il Nuovo Circolo degli Scacchi a Palazzo Rondanini in via del Corso a Roma. Dal 14 novembre al 23 dicembre vengono esposti presso la Galleria Alessio Ponti in via Monserrato 8 a Roma due acquerelli inediti di Ettore Roesler Franz nella mostra L'Ottocento Romano, dipinti, disegni e sculture.
2002-03 Nella mostra La campagna laziale, tenutasi dal 22 dicembre al 19 gennaio nel Castello baronale di Fondi su iniziativa del Comune, vengono esposti quattro acquerelli di Roesler Franz.
2003 Presso il Vittoriano a Roma si svolge la mostra Dal Ghetto alla città - Il quartiere ebraico di Roma e le sue attività commerciali dove tra le altre vengono di nuovo esposte al pubblico 16 opere della serie Roma Sparita.
2004 In occasione del primo centenario della cittadinanza onoraria che la città di Tivoli attribuì all'artista, la Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico per il Lazio organizza dal 12 maggio al 26 settembre nell'Appartamento del Cardinale a Villa d'Este la rassegna antologica di 97 opere Ettore Roesler Franz, un vedutista di fine `800 a Tivoli e nel Lazio. A conclusione della mostra il Sindaco di Tivoli intitola alla memoria dell’artista la "Scalinata Ettore Roesler Franz" in piazza Campitelli e la Sala Ettore Roesler Franz per Esposizioni di pittura nell’Ex Chiesa di San Michele Arcangelo in piazza delle Erbe. Dal 19 novembre al 23 dicembre presso la Galleria Alessio Ponti a Roma ha luogo la mostra: Ettore Roesler Franz e Adolfo Scalpelli, studi dal vero: quaranta acquerelli di Ettore Roesler Franz e del suo unico allievo, Adolfo Scalpelli.
2005 Dal 3 al 23 dicembre 2005 un acquerello inedito di Ettore Roesler Franz viene esposto nella mostra La pittura di paesaggio a Roma nel secondo Ottocento presso la Galleria Alessio Ponti a Roma.


Musei ed enti pubblici che conservano acquerelli di Ettore Roesler Franz:


Museo di Roma: n. 2 acquerelli, raffiguranti Antica porta di Frascati e Insenatura della costa con personaggi;
Museo di Roma in Trastevere: n. 119 acquerelli della serie Roma Sparita;
Museo Centrale del Risorgimento: n. 1 acquerello Re Vittorio Emanuele Il di Savoia nella sua prima visita ufficiale a Roma il 30 dicembre 1870 dopo l'inondazione del Tevere;
Comune di Tivoli: n.1 acquerello raffigurante Ponte Lupo - Poli 1898;
Museo Art Gallery of New South Wales - Sydney (Australia): n. 1 acquerello Principia il giorno, comincian le lusinghe;
Art Gallery di Southampton (Gran Bretagna): n. 2 acquerelli Nel Giardino di Villa d'Este, Tivoli - 1893 e Lungo le rive del Tevere a Roma;
Museo di Fine Arts di Boston (USA): n. 1 acquerello Cipressi a Villa d'Este - Tivoli;
Sei acquerelli fanno parte delle collezioni d'arte di due gruppi bancari italiani: tre di Unicredit - Banca di Roma, mentre altri tre di Intesa - Sanpaolo.


Elenco opere di Ettore Roesler Franz (1845-1907) in mostra al Museo di Roma in Trastevere dal 19 dicembre 2007 al 24 marzo 2008 con la stessa numerazione seguita nel Catalogo Mandragora di Firenze:


1) Giacomo Balla, Ritratto di Ettore Roesler Franz, 1902-1903olio su tela collezione privata
2) Re Vittorio Emanuele II di Savoia nella sua prima visita a Roma il 31 dicembre 1870, mentre la città era inondata dal Tevere, 1883 acquerello Roma, Museo Centrale del Risorgimento
3) Porta Angelica acquerello, 1880 Roma, Museo di Roma in Trastevere
4) Il Borgo Angelico – la porta Angelica, a destra, a sinistra il Convento della Madonna delle Grazie, al fondo il Museo e Giardino Vaticano acquerello, 1888 Roma, Museo di Roma in Trastevere
5) Ai Prati di Castello ove ora sorge il Palazzo di Giustizia acquerello, 1886 Roma, Museo di Roma in Trastevere
6) Dai Prati di Castello – Continuazione delle vecchie case fino a S. Maria in Posterula – La Cupola della chiesa di S. Salvatore in Lauro nel fondo acquerello, 1887 Roma, Museo di Roma in Trastevere
7) Ai Prati di Castello – S. Carlo al fondo acquerello, 1889 Roma, Museo di Roma in Trastevere
8) Il Porto di Ripetta verso Ponente acquerello, 1880 Roma, Museo di Roma in Trastevere
9) La fontana Clementina al Porto di Ripetta acquerello, 1878 Roma, Museo di Roma in Trastevere
10) Il Porto Leonino – a sinistra il ponte e in fondo la Chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini, il Palazzo Sacchetti e le vecchie case presso Piazza Padella acquerello, 1890 Roma, Museo di Roma in Trastevere
11) Avanzi delle case, e fortezza, dei Conti di Anguillara (dalle sponde della Regola) acquerello, 1880 Roma, Museo di Roma in Trastevere
12) Dal Ponte Sisto – Avanzi di mura romane e medievali di sostegno ai giardini della Farnesina acquerello, 1880 Roma, Museo di Roma in Trastevere
13) La sponda destra del Tevere in prossimità della Via della Longara – in fondo a sinistra l’Ospedale dei pazzi – a destra l’abside della chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini acquerello, 1894 Roma, Museo di Roma in Trastevere
14) Ingresso alla Casa dei Castellani in Via della Longarina acquerello, 1885 Roma, Museo di Roma in Trastevere
15) Via della Longaretta – Ingresso al Palazzo Mattei acquerello, giugno 1888 Roma, Museo di Roma in Trastevere
16) Torre ed ingresso della fortezza degli Anguillara presso la Longaretta acquerello, ante 1881 Roma, Museo di Roma in Trastevere
17) La Torre dei Pierleoni, dalla Via del Ricovero e all’angolo di Via Montanara, acquerello, aprile 1888 Roma, Museo di Roma in Trastevere
18) Una delle torri della Rocca dei Pierleoni dall’Ospizio del Ricovero acquerello, maggio 1888 Roma, Museo di Roma in Trastevere
19) Ingresso alla Torre degli Anguillara dall’Arco dell’Annunziata alla Longaretta acquerello, 1886 Roma, Museo di Roma in Trastevere
20) Abitazioni medievali e Palazzo Mattei nella via Transtiberina ora Longaretta, presso il Ponte Cestio acquerello, 1882 Roma, Museo di Roma in Trastevere
21) Tomba di Cajo Sulpicio Platorino scoperta nel 1880 nella Farnesina acquerello, 1880 Roma, Museo di Roma in Trastevere
22) Giornelli di pescatori sugli avanzi del Ponte Sublicio presso la Ripa Romea o porto di Ripagrande acquerello, ante gennaio 1883 Roma, Museo di Roma in Trastevere
23) Giornelli di pescatori presso la Salara acquerello, 1876 Roma, Museo di Roma in Trastevere
24) Veduta del Tevere alla via della Marmorata – La Torre del Campidoglio al fondo acquerello, 1888 Roma, Museo di Roma in Trastevere
25) Avanzi dell’Arco Romano detto di S Lazzaro alla Via della Marmorata acquerello, 1887 Roma, Museo di Roma in Trastevere
26) La via della Salara presso Marmorata – La via di Porta Leone (sul Tevere) a sinistra – Il Campanile di S. M. in Cosmedin in fondo a destra acquerello, 1885 Roma, Museo di Roma in Trastevere
27) Veduta del Tevere alla Marmorata acquerello, 1888 Roma, Museo di Roma in Trastevere
28) Ingresso al Castello dei Savelli sull’Aventino (1150) acquerello, 1888 Roma, Museo di Roma in Trastevere
29) Ai Prati di Testaccio acquerello, 1890 Roma, Museo di Roma in Trastevere
30) La Porta S.Paolo o Ostiense acquerello, 1887 Roma, Museo di Roma in Trastevere
31) L’Antico Cemeterio Protestante, a sinistra la Piramide Sepolcrale di Caio Cestio acquerello, 1887 Roma, Museo di Roma in Trastevere
32) S. Sabina sull’Aventino (1500) al fondo dal lato destro il Campanile di S Alessio acquerello, 1888 Roma, Museo di Roma in Trastevere
33) La via Fiumara, nel Ghetto, inondata acquerello, ante gennaio 1883 Roma, Museo di Roma in Trastevere
34) La piazza delle Azimelle nel Ghetto acquerello, 1881 Roma, Museo di Roma in Trastevere
35) La Via Rua, in fondo il Portico d’Ottavia acquerello, 1888 Roma, Museo di Roma in Trastevere
36) La via Capocciotto nel Ghetto acquerello, 1885 Roma, Museo di Roma in Trastevere
37) Continuazione di Via Capocciotto nel Ghetto acquerello, 1886 Roma, Museo di Roma in Trastevere
38) Avanzo di casa medievale in via Rua nel Ghetto acquerello, ante gennaio 1883 Roma, Museo di Roma in Trastevere
39) La Via delle Azimelle nel Ghetto acquerello, 1885 Roma, Museo di Roma in Trastevere
40) L’interno del Portico d’Ottavia – a sinistra, al fondo, la Via Rua acquerello, 1887 Roma, Museo di Roma in Trastevere
41) I venditori del pesce al portico di Ottavia acquerello, 1880 Roma, Museo di Roma in Trastevere
42) Il Portico d’Ottavia guardando a destra acquerello, 1887 Roma, Museo di Roma in Trastevere
43) Il Portico d’Ottavia guardando a sinistra acquerello, 1887 Roma, Museo di Roma in Trastevere
44) Il Ponte Senatorio detto “ponte Rotto”, il ponte Cestio, in fondo il ponte Sisto acquerello, 1884 Roma, Museo di Roma in Trastevere
45) Abside della Chiesa del Salvatore presso il Ponte Rotto acquerello, ante 1881 Roma, Museo di Roma in Trastevere
46) Dalla via di Ponte Rotto – Il Tempio della Fortuna Virile a sinistra – al fondo a destra il Tempio di Ercole detto di Vesta acquerello, novembre 1885 Roma, Museo di Roma in Trastevere
47) Il ponte Rotto o Senatorio acquerello, ante 1881 Roma, Museo di Roma in Trastevere
48) Baracche di pescatori al ponte Rotto, in distanza si scorge la torre del castello degli Alberteschi acquerello, ante gennaio 1883 Roma, Museo di Roma in Trastevere
49) Ponte Senatorio, detto Ponte Rotto. A destra la chiesa del Salvatore e ruderi presso i bagni di Donna Olimpia: (dalle sponde della Ripa Greca o via di Porta Leone) acquerello, 1880 Roma, Museo di Roma in Trastevere
50) La cosiddetta Casa di Cola di Rienzo acquerello, 1884 Roma, Museo di Roma in Trastevere
51) Il tempio d’Ercole e la Cloaca Massima dal Tevere acquerello, 1883 Roma, Museo di Roma in Trastevere
52) Dalla Regola, durante le demolizioni nell’Isola e sulla sponda destra del Tevere presso il ponte Cestio (1880) acquerello, 1880 Roma, Museo di Roma in Trastevere
53) La sponda del Tevere alla Regola, presso il Ghetto acquerello, 1880 Roma, Museo di Roma in Trastevere
54) L’Isola Tiberina da levante coi ponti Cestio e Fabricio acquerello, ante 1881 Roma, Museo di Roma in Trastevere
55) Dall’Isola Tiberina – Accesso dal Tevere ed avanzi della fortezza dei Pierleoni – Mura romane a destra acquerello, 1880 Roma, Museo di Roma in Trastevere
56) Isola Tiberina da ponente col Ponte Cestio prima delle ultime demolizioni acquerello, 1878 Roma, Museo di Roma in Trastevere
57) Costruzioni medievali presso la torre detta di Belisario nell’Isola Tiberina e sponde di Trastevere, avanti le ultime demolizioni acquerello, ante gennaio 1883 Roma, Museo di Roma in Trastevere
58) La pergola della terrazza dell’Ospizio di S. Luigi al Ponte Senatorio, in fondo l’Isola Tiberina acquerello, 1884 Roma, Museo di Roma in Trastevere
59) L’Arco di Dolabella acquerello, 1890 Roma, Museo di Roma in Trastevere
60) Portico e loggia della casa del Cardinale Bessarion sulla Via Latina (1450) presso S. Cesareo acquerello, 1890 Roma, Museo di Roma in Trastevere
61) La Rocca dei Santi Quattro Coronati (626) acquerello, 1884 Roma, Museo di Roma in Trastevere
62) Via dell’Arco di S. Marco acquerello, giugno 1887 Roma, Museo di Roma in Trastevere
63) La Torre di Paolo III sul Colle Capitolino acquerello, 1884 Roma, Museo di Roma in Trastevere
64) La Torre della famiglia Margana (1350) ed ingresso al Palazzo costruito con frammenti antichi acquerello, 1895 Roma, Museo di Roma in Trastevere
65) Piazza Barberini – La Via del Tritone al fondo acquerello, 1885 ca. Roma, Museo di Roma in Trastevere
66) Vicolo Sterrato – ora Vicolo di S. Nicola da Tolentino acquerello, 1876 Roma, Museo di Roma in Trastevere
67) Dai Prati di Castello – Il Tevere colle vecchie case della via di Monte Brianzo, a sinistra una delle posterule – al fondo a destra la Torre detta della scimmia acquerello, 1888 Roma, Museo di Roma in Trastevere
68) Alla Posterula – La Torre presso S. Lucia della Tinta acquerello, 1888 Roma, Museo di Roma in Trastevere
69) Torre dei Frangipani detta della Scimmia (1450) in Via dei Portoghesi acquerello, 1884 Roma, Museo di Roma in Trastevere
70) L’antico Albergo e Locanda dell’Orso (1500) acquerello, 1878 Roma, Museo di Roma in Trastevere
71) Uno dei cortili nel palazzo del cardinal Nardini (1475) denominato del Governo Vecchio acquerello, ante gennaio 1883 Roma, Museo di Roma in Trastevere
72) Vecchie case nel vicolo della Volpe, in fondo il campanile della Chiesa e Ospizio di S. Maria dell’Anima (1450) acquerello, 1894 Roma, Museo di Roma in Trastevere
73) La Via del Campanile in Borgo, in distanza si vede il Corridoio Vaticano acquerello, ante gennaio 1883 Roma, Museo di Roma in Trastevere
74) Il palazzo di Bindo Altoviti presso il Ponte S. Angelo acquerello, 1882 Roma, Museo di Roma in Trastevere
75) Il giardino e la parte posteriore della chiesa della Morte acquerello, ante 1881 Roma, Museo di Roma in Trastevere
76) Dalla Farnesina – Vecchie case medievali sopra gli avanzi delle mura Aureliane acquerello, ante 1881 Roma, Museo di Roma in Trastevere
77) Dalla Farnesina – Abituri acquerello, 1880 Roma, Museo di Roma in Trastevere
78) Terrazza presso il Porto Leonino – Aspetto della sponda sinistra fino al Ponte Sisto – A destra i giardini della Farnesina acquerello, 1882 Roma, Museo di Roma in Trastevere
79) La fontana dell’Acqua Paola presso il ponte Sisto acquerello, 1878 Roma, Museo di Roma in Trastevere
80) Dal Ponte Sisto – Veduta del Tevere verso ponente, a sinistra parte del giardino della Farnesina a destra vecchie case medievali e il Palazzo Falconieri. – In fondo la Chiesa di S. Onofrio – il Campanile della Chiesa di S. Spirito e la cupola di S. Pietro acquerello, 1880 Roma, Museo di Roma in Trastevere
81) Nella Villa Ludovisi presso la porta Salaria – Mura Aureliane a destra acquerello, 1886 Roma, Museo di Roma in Trastevere
82) L'alba dopo la notte di S. Giovanni acquerello, 1879 collezione privata
83) Il ponte di S Pietro dell’Acqua Marcia nella valle della Mola di S. Gregorio. acquerello, fine del XIX - inizi del XX secolo Roma, collezione privata
84) Il Ponte di S Antonio dell’Anio Novus acquerello, fine del XIX - inizi del XX secolo Roma, collezione privata
85) Pascolo di buoi nella valle dell’Empiglione acquerello, fine del XIX - inizi del XX secolo Roma, collezione privata
86) La valle dell’Empiglione acquerello, 1903 Roma, collezione privata
87) Il fosso dell’Empiglione e ruderi dell’acquedotto Anio Novus acquerello, novembre 1891 Roma, collezione privata
88) Bufali presso l’Acquedotto Claudio a Tor Fiscale acquerello, fine del XIX - inizi del XX secolo Roma, collezione privata
89) La tomba di Seneca al IV miglio della Via Appia acquerello, fine del XIX- inizi del XX secolo Roma, collezione privata
90) La Via Appia al V miglio verso Roma acquerello, 1896 Roma, collezione privata
91) La Via Appia al V miglio verso Albano acquerello, fine del XIX- inizi del XX secolo Roma, collezione privata
92) La tomba degli Orazi sulla Via Appia acquerello, fine del XIX- inizi del XX secolo Roma, collezione privata
93) Le rovine della Villa dei Quintili nel 1874 acquerello, maggio 1874 Roma, collezione privata
94) Le rovine della Villa dei Quintili nel 1903 acquerello, 1903 Roma, collezione privata
95) La piscina nella Villa dei Quintili nel 1895 acquerello, 1895 Roma, collezione privata
96) Il Bosco Sacro della Ninfa Egeria sulla Via Appia in una giornata di sole acquerello, 1902 Roma, collezione privata
97) Il Bosco Sacro della Ninfa Egeria sulla Via Appia dopo il temporale acquerello, fine del XIX- inizi del XX secolo Roma, collezione privata



Elenco opere di Ettore Roesler Franz (1845-1907), docunenti e materiale vario in mostra fuori Catalogo al Museo di Roma in Trastevere dal 19 dicembre 2007 al 24 marzo 2008


- MATERIALE APPESO IN MOSTRA -

1. Giuseppe Cellini (9/12/1855-29/4/1940), Pergamena della cittadinanza onoraria di Tivoli, conferita all'unanimità dalla Giunta comunale (il Sindaco era Fabio Mastrangeli) a Ettore Roesler Franz il 6 febbraio 1903, ma consegnata nell'agosto 1903. Nella pergamena si legge: “Ad Ettore Roesler Franz, nome illustre nell’arte italiana, che nel soggiorno di Tivoli ritrovò pei suoi capolavori le ispirazioni che Orazio aveva trasfuso nelle sue Odi e le bellezze di questa città immortalò nei suoi acquarelli, il Consesso Municipale nell’Adunanza del VI Febbraio 1903 conferiva con voto unanime la cittadinanza tiburtina”. L'8 dicembre 1903 l'Artista ricambiò la Giunta comunale donando alla città di Tivoli l'acquarello Ponte Lupo, Poli 1898. Da allora il quadro troneggia al posto d'onore nello Studio del Sindaco di Tivoli.
Roma, collezione privata.

2) Anonimo pittore danese, ritratto giovanile di Teresa Biondi (1814-1871), futura madre di Ettore Roesler Franz, eseguito a memoria - pastello
Roma, collezione privata

3) Roberto Bompiani (1821-1908), ritratto postumo di Teresa Biondi, madre di Ettore Roesler Franz, nata il 15 aprile 1814 e morta ad Albano il 26 giugno 1871 e sepolta al cimitero romano del Verano - olio su tela, 1900
Roma, collezione privata.

4) Chiari, Luigi Roesler Franz - Il padre di Ettore, morto il 26 gennaio 1879, è sepolto al cimitero romano del Verano - olio su tela
Roma, collezione privata

5) Ettore Ferrari (1845-1929), Ettore Roesler Franz a 18 anni - pastello, 1863
Roma, collezione privata

6) Cartella porta-acquerelli di Ettore Roesler Franz di produzione inglese, recante impresse sul fronte le iniziali E.R.F.; sulla targhetta si legge:“George Squire, Artist Colorman, 293 Oxford Street, Harewood Gate, London”.
Roma, collezione privata

7) Ettore Roesler Franz, La Fontana Clementina al Porto di Ripetta, disegno a matita su carta con indicato a matita in basso a destra: "Inverno". E' il disegno preparatorio dell'omonimo acquarello di proprietà del Museo di Roma ed indicato al n. 9 del catalogo.
Roma, collezione privata

8) Ettore Roesler Franz, La fontana dell'Acqua Paola presso Ponte Sisto, 15 Novembre 1878. E' il bozzetto dell'omonimo acquarello di proprietà del Museo di Roma ed indicato al n. 79 del catalogo.
Roma, collezione privata

9) Ettore Roesler Franz, lettera originale a Maria Cordero del 6 settembre 1876 di 8 pagine, contenente 11 piccoli acquerelli, raffiguranti: "Grande palude di Castel Fusano" (orizzontale), "Una strada di montagna" (verticale), "Palude di Maccarese" (verticale), nonchè "Veduta del Lago di Castello" (orizzontale), "Case fuori la porta San Rocco a Frascati" (verticale), "Veduta di Porto d'Anzio" (orizzontale), "Un effetto del Tevere" (orizzontale), "Un canale di Maccarese" (orizzontale), "Un ponticello vicino a Tor di Quinto" (verticale), "Una strada di San Gregorio (Tivoli) (verticale), " e "Un ponte antico a Subiaco" (quadrato)
Roma, collezione privata.
Ecco il testo integrale della lettera:

Roma, Settembre, 6. '76

Studio 96 S. Claudio.
Gent.ma Signora Cordero.
Ah che le son grato di avermi scritto!- però ha torto di pensare male di me! e per di più è anche poco gentile nel dirmi che mi scrive per tormentarmi!! Non avrei mai pensato che lei fosse di tanto cattivo cuore! Ma però non pensi di esser riuscita nell'intento. La sua lettera invece mi ha fatto un immenso piacere, però mi ha guastato con lei e, come colle signore sempre mi vendico così perchè lei ha pensato male di me, procurerò che la mia risposta debba procacciarle un supplizio di idee e senz'andar per le lunghe mi metto all'opera. Parlerò dei miei lavori. Poco tempo dopo la sua partenza ho terminato una grande palude di Castel Fusano, ecco qui appresso uno schizzo. Ah è riuscito male! Tanto meglio, così lei dovrà tormentarsi sempre più per comprendere quel che ho voluto fare. Quest'acquarello lo mandai all'Esposizione Internazionale in Londra ed è rimasto in quella città.
Per la stessa Esposizione feci l'acquarello qui appresso "Una strada di montagna" che è rimasto a Londra come il primo.
Dopo qualche tempo ne feci altri tre che li schizzo qui appresso a colori, tanto per mitigare il suo tormento.
Col primo ho voluto rappresentare una veduta del Lago di Castello e che presentemente trovasi a Pietroburgo insieme a vari altri lavori che le mostrerò in seguito.
Il 2° rappresenterebbe una palude di Maccarese. Quest'acquarello mi è riuscito meglio di molti altri e presentemente sta all'Esposizione di Trieste.
Il 3° sono delle case fuori la porta San Rocco a Frascati e sta a Pietroburgo. Fatti questi lavori mi sono ammalato. Era sul principio di Luglio e andavo a studiare a Villa Borghese, quando presi una febbre che mi terminò con un male alla gola; ristabilitomi dopo due settimane pensai di andarmene a Tivoli, colla buona intenzione di fare un lungo giro artistico, ma in Tivoli mi ammalai nuovamente e con tanta insistenza che restai colà un mese intiero senza poter far nulla. Smisi l'idea di andare girovagando e me ne tornai a Roma. Sono una ventina di giorni che mi trovo qui e mi sento abbastanza ristabilito da poter lavorare nuovamente con alacrità e passione. E così mi sono deciso di partire domani per Rocca di Papa. Resterò là una ventina di giorni e poi andrò a passare qualche giorno in Passignano sul Lago Trasimeno poichè ho promesso al Signor Morera di andarlo a trovare. In questi giorni che sono stato in Roma ho condotto a termine altri sei acquarelli che mi provo a schizzarli qui appresso e che pure ho mandato a Pietroburgo. Il primo è una veduta di Porto d'Anzio.
Il 2° un effetto del Tevere.
Il 3° un canale di Maccarese.
Il 4° un ponticello vicino a Tor di Quinto.
Il 5° una strada di San Gregorio (Tivoli).
Il 6° un ponte antico a Subiaco.
Di tutti questi schizzi nessuno mi è riuscito in modo da rendere un'idea precisa di quello che ho voluto rappresentare, ma ora mi sono vendicato e tanto basta. Voglio sperare che presto si stabilirà in qualche città piacevole e così avere il piacere di godersi la sua galleria. Il Signor Valles non mi ha ancora consegnato il quadretto di cui lei mi parla. Quando lo vedrò gliene farò richiesta. Qui in Roma l'aria è abbastanza rifrescata e non si sta poi tanto male. L'estate si può dire terminata ed io che amo l'inverno ne sono contento- Lei però non dice così, non è vero? La prego di dire tante cose gentili per me al signor Cordero e quando sarà in vena di tormentare gli uomini nel modo che ha fatto con me la prego di ricordarsi del suo Dev.mo


Ettore R. Franz


- MATERIALE APPESO IN VETRINA -

1) Ettore Roesler Franz, Testamento di due pagine sottoscritto a Tivoli il 25 settembre 1905 e pubblicato dal notaio Umberto Serafini il 30 marzo 1907 (rep. 48.119, racc. 5617) Roma, collezione privata

Testo integrale:
In nome di Dio cosi sia.

Le qui appresso sono le mie disposizioni testamentarie.

Lascio al mio domestico Salvatore Mariotti tutto il mio vestiario e la biancheria di dosso; più gli lascio un ricordo dell'appartamento in Tivoli per un valore di lire Seicento, che consisterà in mobili, sopra mobili, attrezzi di cucina ed altro di sua scelta e dietro stima possibilmente all'amichevole; gli dono inoltre come ricordo personale il mio anello con brillanti e infine affinché possa star tranquillo sul suo avvenire che gli auguro felice gli lascio Quindici azioni della società Anglo-Romana per l'illuminazione a gas ed altri sistemi che gli verranno consegnate libere da ogni tassa e subito dopo la mia morte.

Lascio al mio allievo Adolfo Scalpelli tutti gli attrezzi e utensili per la pittura sia che si trovino nel mio studio a Roma sia che si trovino nel mio appartamento in Tivoli; tutti i miei libri che hanno attinenza all'arte e agli artisti; tutti i bozzetti, calchi, fotografie etc. (esclusi acquarelli o quadri completi) siano di mia mano che di altri artisti e che non possono avere alcun valore commerciale; desidero che gli siano dati, se desidera di ritenerli come utili per il suo studio; gli lascio inoltre il mio pianoforte "Yot Schreck & C", che si trova in Tivoli; gli lascio come ricordo personale il mio orologio con catena e Apis d'oro che son solito di portare e affinchè possa avere una piccola somma per far fronte alla sua carriera difficilissima, gli lascio la somma di lire Tremila per una sol volta da consegnarsi subito dopo la mia morte. Oltre di ciò desidero che il mio erede (come appresso) o chi per lui in caso di morte acquisti dal detto mio allievo Adolfo Scalpelli uno o più lavori per la somma di lire Millecinquecento per quattro anni consecutivi cominciando dal primo anniversario dopo la mia morte. I lavori così acquistati resteranno proprietà del mio erede o successori. Questi acquisti si devono fare a scopo di incoraggiamento, perciò nella scelta dei lavori si deve tener presente la ragione di questo mio legato. Se al tempo della mia morte il mio allievo non si fosse ancora stabilito in uno studio tutto a lui, prego il mio Erede di assisterlo in quel modo che crede migliore a tale scopo. Desidero che tutto ciò che ho donato al mio allievo gli venga dato liberamente e senza tasse di qualunque sorta.

Lascio alla mia cognata Giulia H. Roesler Franz vedova di mio fratello Alessandro un ricordo del valore di lire Cinquemila ed un ricordo personale di due dei miei migliori acquarelli di sua scelta da prendersi nel mio studio in Roma.

Lascio al mio nepote Luigi, tutti i mobili intagliati, intarsiati o semplici che si trovano nella mia abitazione e Studio in Roma; oltre tutti gli oggettini-sopramobili etc. che si trovano nelle credenzette intagliate nel 2° studio; inoltre gli lascio tutti i ritratti di famiglia che conserverà insieme alle mie carte e tutti gli acquarelli miei che si trovano incorniciati sui muri di detta mia abitazione.

Lascio agli altri tre miei nepoti come ricordo mio personale due acquarelli per ciascuno che sceglieranno nella mia cartella in Roma; oltre di ciò ad Arturo gli dono lo spillo ad occhio di gatto; a Francesco, lo spillo a forma di drago che regge una perla e ad Alberto lo spillo a nodo di amore in brillantini.

Lascio a mia cognata Giulia moglie di Adolfo un ricordo in oro di lire Mille.

Nomino infine mio esecutore testamentario ed Erede universale il mio fratello carissimo Adolfo, nella certezza che sarà per interpretare la mia volontà nel modo migliore che io stesso farei; così lo prego di non dimenticare di dare qualche piccolo ricordo mio ai miei amici verso i quali ho nutrito sentimenti di schietta affezione.

Augurando bene a tutti il Signore vi proteggerà.

Tivoli questo dì 25 Settembre 1905

Ettore Roesler Franz

2) Adolfo Roesler Franz, Lettera inedita del 23 aprile 1907 ad Agnese (detta Ines) Massimini, futura moglie di suo figlio Luigi, con cui l’erede universale ed esecutore testamentario di Ettore Roesler Franz le invia (inaspettatamente per lei) un acquerello dell’artista in ricordo del fratello

Roma, collezione privata

23 aprile 1907

Ines amatissima,

mio fratello Ettore mi ha espresso desiderio che io dessi un suo piccolo ricordo alle persone che a Lui fossero più affezionate in vita. Tu in ogni occasione gli hai sempre dimostrato affetto spontaneo, come sa emanare dall'anima tua gentile.

Permettimi dunque che io ti preghi accettare e conservare in sua memoria l'unito suo lavoro e che questo ti rammenti un cuore elettissimo che con immenso affetto s'interessava della tua felicità.

I voti ch'Egli faceva per te io te li rinnovo, mentre invoco da Dio sopra di Te le Sue benedizioni.

Affettuosamente

Adolfo Roesler Franz"

3) Agnese Massimini, Lettera inedita di 3 pagine del 24 aprile 1907 ad Adolfo Roesler Franz con cui la 19enne futura moglie di Luigi Roesler Franz ringrazia il futuro suocero Adolfo per il graditissimo quanto inatteso acquerello di Ettore

Roma, collezione privata

Roma, collezione privata

Gentilissimo signor Adolfo,

davvero non avrei mai sperato ch'Ella mi desse un ricordo del Signor Ettore sebbene in segreto lo desiderassi tanto. Pare che il suo affetto per me lo renda indovino perché ha prevenuto un mio desiderio che mai mi sarei azzardata di esprimere.

Io sentivo grande affetto per il Signor Ettore: i gentili riguardi che aveva per me mi facevano bene e nel mio cuore egli occupava un gran posto. Così non so come dire a Lei, caro signor Adolfo, quanto abbia apprezzato il quadro che mi ha mandato; nella mia camera gli assegnerò il miglior posto e non mancherò guardandolo di pregare sempre per Lui sicura che anche in Cielo Egli seguiterà a volermi quel bene che mi dimostrava in terra.

Ancora una volta riceva i miei ringraziamenti e con affetto mi creda

La sua

Ines

4) Ettore Roesler Franz, Lettera inedita di 4 pagine, spedita da Tivoli il 1° luglio 1898 alla cognata Giulia Alibrandi, moglie di suo fratello Adolfo, con cui si esprime sulle scelte del 18enne nipote Luigi, che voleva entrare in Marina

Roma, collezione privata

Tivoli 1 luglio 1898

Cara Giulia,

lessi con vivo interesse la tua lettera del 25 con la quale mi dai tue notizie e mi comunichi la decisione presa da Luigino di entrare nella Marina.

Comprendo benissimo lo stato dell'animo tuo e le battaglie che sostieni tra l'amore e il dovere, però se consideri questo fatto con calma, mi sembra che ci sia invece di essere soddisfatti in quanto che in tutti questi anni gli hai dato campo di mostrare una ferma volontà e tutti gli uomini di volontà ferma sono quelli che riescono.

Io ne sono lietissimo perché l'amo e guardo al suo avvenire, intanto gli auguro di cuore un bel successo ai suoi prossimi esami, al resto poi ci si penserà.

Se Luigino potrà condurre il suo carattere ardito e riflessivo in quella via dove queste qualità gli diano campo di svolgere i suoi ideali son certo che nella sua vita farà molto, mentre che se queste qualità fossero contrariate la prima a dirgli vattene saresti proprio tu. Dunque guarda la cosa di buon animo: il tuo amore e il tuo affetto ne sarà compensato cogli anni a venire.

Dopo gli esami conto che verrai con lui per qualche giorno, per un giorno non mi contento.

Io sto bene e lavoro, ma non troppo, non è il tempo che i miei nervi pittorici saltano, però godo molto di stare un po’ in pace dopo una stagione di tanto movimento come ho fatto quest'anno. E' una gran fatiga la Società!

L'altro giorno vidi Adolfo il quale mi aveva anche lui parlato di Luigino in una sua lettera che ricevei lo stesso giorno della tua. Mi fece piacere vederlo piuttosto bene.

Salutami Ernesta e dammi tue notizie quando hai tempo.

Tuo affezionatissimo cognato

Ettore

Saluti ai ragazzi

5) Ettore Roesler Franz, "Roma pittoresca - Memorie di un’era che passa", catalogo di 48 pagine, “non vendibile”, fatto stampare dall’artista nel 1891 per riprodurre gli 80 acquerelli della I e II Serie di “Roma Sparita”. Nella copertina vi è riportata la seguente frase di Gregorovius: "Il carattere di stato ruinoso e di deserto incantevole fu per l'appunto quello che fino ai dì nostri formò l'attrattiva maggiore di Roma, dacché in nessuna altra città del mondo, alita come quivi lo spirito melanconico delle passate età.

Roma, collezione privata.

6) Orologio Vauchez (matricola 15139, Parigi, inizio XIX sec.). Sul fronte di un cartoncino tondo, scritto di proprio pugno da Ettore Roesler Franz, si legge: “orologio appartenuto ad Anna Biondi [nonna materna di Ettore], madre di Teresa Biondi, del 1800”. Sul retro: “Ettore Roesler Franz 1901”.

Roma, collezione privata

7) Medaglione con foto-ritratto di francesco Roesler Franz (1840-1875), fratello di Ettore. Sul fronte di un cartoncino tondo scritto di pugno da Ettore Roesler Franz, si legge: Ritratto di Francesco Roesler Franz che mia madre portava sempre con sé eseguito>. Sul retro si legge:dopo una seria malattia per i suoi grandi studi nel 1860, morto a Napoli 1875 in età di 35 anni.

8) Bracciale dell'800 con raffigurati 5 personaggi storici. Vi è allegato cartoncino tondo scritto di pugno da Ettore Roesler Franz in cui si legge: Ricordo della cara madre Teresa Roesler Franz m. (morta, n.d.r.) 1871. Sul retro si legge: Ettore Roesler Franz.

9) Foto tessera di Ettore Roesler Franz scattata dal fotografo Pio Tedeschi di Tivoli intorno al 1905;

10) Giornale quindicinale "L'AMICO FRITZ" di Tivoli del 13 aprile 1907 Anno VI N. 28, che in prima e seconda pagina annuncia la morte di Ettore Roesler Franz. Vi si legge:

Ettore Roesler Franz



L'anima dolce di Ettore Roesler Franz era tutta trasfusa nella concezione dei suoi acquarelli. V’era tanta graziosa e soave armonia nei suoi quadri, quanta bontà nel suo cuore. Era così leggiadro nei suoi modi squisitamente aristocratici, quanto le sue tele linde, manierate quasi.

Ettore Franz, che avrebbe dovuto vivere sempre perché questo era il suo desiderio e l’augurio di quanti l’avvicinarono, amandolo, è morto quasi giovane, quasi all’improvviso, quasi strappato violentemente da questa vita che Egli amava e dalla quale, rara avis, era riamato.

Il bel ritratto, che figura sul principio di questa incompleta necrologia, fu fatto da Edoardo Tani, un ottimo nostro concittadino, studioso e volenteroso temperamento d’artista, ammiratore e seguace della scuola del Franz, in una sera di una cena, solenne per gli eletti commensali, nell’autunno decorso, in un momento in cui il caro Ettore si sentiva felice. Fu lui che disse così, poiché si divertiva tanto alle gioconde storielle di E. Sarmiento, di A. Scarpelli e di qualche altro.

Appena quattro mesi sono passati da allora, e tu non sei più, tu così prezioso fra tutti noi! Parlare della tua vita feconda di produzioni meravigliose sarebbe ovvio, poiché già lo fecero tutte le migliori gazzette d’Italia, eppoi perché, noi a Tivoli, tutti ti si conosceva e ti si apprezzava.

Tu che Tivoli avevi preso come ispirazione per le tue opere, tu ne avevi preso ispirazione per le tue opere, tu ne eri giustamente il figlio eletto, poiché tutta l’essenza ne avevi assorbito.

Tu onorasti Tivoli, giustamente i Tiburtini ti vollero loro concittadino onorario. Il tuo nome, le tue opere non cesseranno mai, come mai nel nostro cuore cesserà l’affetto alla tua cara memoria.

Così sia.

Tommaso Tani

Il Sindaco Benedetti nella dolorosa circostanza della morte del nostro cittadino onorario Ettore Roesler Franz ha inviato il seguente telegramma al fratello di lui Adolfo

Signor

Roesler Franz Adolfo

Via Condotti 20

Roma

Lì 27 marzo 1907

A nome di Tivoli che sentitamente rimpiange la perdita del suo cittadino onorario Ettore Roesler Franz, prego vossignoria associarmi al lutto suo e della famiglia.

Il Sindaco

G. Benedetti

ed ha ricevuta la risposta qui appresso:

Ill.mo Signor

Giovanni Benedetti

Sindaco di Tivoli

Roma 30 marzo 1907

Da cotesta Città da Lei rappresentata e che con slancio magnanimo tributò vivente, onore speciale al compianto mio fratello Cav. Ettore Roesler Franz, annoverandolo quale suo Cittadino onorario, non poteva essere a meno che con subitaneo sentimento di cordoglio, volesse manifestarsi alla addolorata nostra famiglia, in sì luttuosa sventura, il rimpianto per sì grande perdita che colpisce l’arte e la Città sua prediletta!

Voglia cortesemente rendersi interprete presso l’intera Rappresentanza Comunale dei sentimenti di imperitura gratitudine della nostra famiglia, mentre con sensi della più distinta stima mi pregio confermarmi

Suo Dev.mo

Adolfo Roesler Franz

11) Speciale annullo delle Poste italiane dell’11 maggio 1995 su n. 2 cartoline di “Roma sparita” in occasione del 150° Anniversario della nascita dell’Artista.


MATERIALE NON IN MOSTRA

E' l'interessante botta e risposta tra Ettore Roesler Franz e il direttore de Il Popolo Romano Luigi Bellinzoni, riportato dal giornale nell'edizione uscita in edicola il mercoledì delle Ceneri 1880.

ESPOSIZIONE ARTISTICA IN PIAZZA DEL POPOLO da IL POPOLO ROMANO di mercoledì (delle Ceneri) del 1880.

Nell'ultimo nostro articolo non c'ingannavamo nel fare una questione di forma e di convenienza nel ragionare sulla poca concorrenza dei nostri artisti, e specialmente degli acquarellisti, alle esposizioni annuali di piazza del Popolo.

Nei due scorsi giorni abbiamo ricevute parecchie lettere ed attestazioni in favore delle nostre considerazioni non solo dalla parte degli artisti, ma anche da moltissimi -. che pur ve ne sono in Roma - i quali s'occupano seriamente d'arte, perché conoscono e sentono quali influenze benefiche essa apporti a quei Paesi che meglio le coltivano.

Per oggi crediamo di non fare cosa discara ai nostri lettori consegnando alla pubblicità la lettera di un pittore, che è abituato alle Esposizioni mandando i suoi lavori alle mostre artistiche dell'Inghilterra, come a quelle della Germania, del Belgio, dell'Olanda e dell'Italia.

Noi ci prendiamo questa libertà senza la sua autorizzazione, non tanto perché la sua lettera è informata agli stessi principi da noi antecedentemente espressi, ma perché queste frasi buttate sulla carta da un artista attivissimo in un momento di slancio sono le vere e dovrebbero servire per l'avvenire a salvare certe situazioni.

La lettera è tutt'affatto che confidenziale: nell'animo dello scrivente era ben lontana l'idea che potesse servirci per base ad un articolo.

E' un rinforzo valido e, come tale, chi combatte per una causa non deve respingerlo. Perciò speriamo che il giovane pittore non ci voglia ammettere ad imprudenza un tale atto; ma ce lo voglia scusare in forza del principio.

Ecco la lettera:

Mio caro Bellinzoni,

Ho letto con piacere nella Tua Rivista artistica di stamane le giuste osservazioni per la poca o niuna considerazione nella quale si tiene l'acquarello nell'esposizione (di piazza, n.d.r.) del Popolo.

E' veramente deplorevole che, dopo lo sviluppo che ha preso in Roma questo ramo della pittura, si debba ancora considerarlo come un ninnolo dell'arte ed assegnargli in tutte le esposizioni l'ultimo posto.

Quanto a quella (di piazza, n.d.r.) del Popolo è poi doppiamente doloroso che per rispondere alle premure del benemerito presidente uno s'induca a mandarvi i proprii lavori per vederli poi esposti in una luce che non è luce e in un ambiente nel quale la miglior cosa che possa farsi è di fuggir via per non prendere un reuma od altro malanno e per la mancanza di quegli allettamenti di cui tu hai già fatto parola che si risolvono poi anche in sagrifici maggiori per gli esponenti che si vedono svanita ogni probabilità di vendita.

Nella tua rivista hai trovato ben poco di apprezzabile fra gli acquarelli. Il tuo compito era però difficile! Giacché se quei lavori piuttosto che attaccati fossero esposti, chi sa che non vi avresti trovato anche degli altri meritevoli delle tue osservazioni?

Tu sai quanto io abbia fatto e faccia affinché l'acquarello prenda un posto notevole fra noi, come lo ha di già altrove.

Ti sarò perciò sempre più grato ogni qualvolta ti adopererai per togliere certi pregiudizi, che pur troppo dominano ancora il campo.

Ti stringe la mano

Il tuo amico

Ettore R. Franz

In opposizione a questa lettera potrei riportare le osservazioni emesse a voce sul nostro ultimo articolo dal pittore prof. Belloli.

Esso ci ha detto: "L'arte è una sola comunque si faccia".

Ciò è anche nei nostri concetti. L'Arte è una sola. Quella manifestazione più vera, più spirituale, più caratteristica, più grandiosa, più bella o d'un'idea o d'una cosa in qualunque modo ci venga porta, è arte.

E' un principio intangibile; ma però quando vediamo che questa manifestazione artistica si può ottenere con un mezzo il quale è ben accetto da una parte di pubblico, perché noi non dovremmo accettare questo mezzo attorniandolo di quelle premure che possono meglio farlo valere?

Ripudiamo lo sterile che esso ci dà, estirpiamo le erbe cattive che pullulano tra i fiori di questo campo, trafiggiamo con gli strali della critica le nullità pretenziose; ma sosteniamo le qualità buone facendole servire allo scopo morale, supremo fine dell'arte.

La scultura ci perdoni questa digressione: domani verrà alla ribalta.

Bellinzoni

Michele Melga, Necrologia di Giuseppe Roesler Franz, il cuginetto acquarellista di Ettore morto a Frascati ad appena 13 anni nel 1851 e sepolto nella Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma. Il volumetto di 7 pagine, conservato presso la biblioteca della Società Napoletana di storia Patria - Castelnuovo - Napoli tel. 081 – 551.03.53 è opera dello zio materno di Giuseppe Roesler Franz.

NECROLOGIA DI

GIUSEPPE ROESLER-FRANZ

IN NAPOLI

DALLA STAMPERIA DEL VAGLIO

1854

A DOMENICO MELGA

IL FRATELLO AUTORE

Giuseppe Roesler-Franz, nato in Roma il dì 20 aprile del 1838, morì in Frascati il dì 24 settembre del 1851, lasciando in quanti lo conobbero desiderio inconsolabile come di giovanetto piuttosto unico che raro. Per tempo si accorsero i genitori dell' ingegno ch' avea da natura sortito alle arti del bello disposto;-.alla quale senza punto contendere, come tempo a loro parve, gli provvidero di buon maestro. Nè mai, prima ancora che gliene provvedessero, si era veduto scioperato chè, tolto la matita ed una carta, vi ritraeva piante, alberi, paesi, quello che innanzi gli si parasse, e che maggiormente scotesse la sua vergine fantasia.

Sotto la scorta del maestro a gran passi avanzasi Geppino; il quale vede poter fare ora con regole quello che fino a qui fatto ha solo per disposizion naturale: egli sentesi nato artista, e tale vuol essere ad ogni modo. Eccolo, bambino ancora, con la cartella in braccio e con la seggiolina in mano, passeggiar con la madre e con le sorelle od i malinconici viali de' Panfili e de' Medici, o quegli amenissimi de' Borghesi e del Pincio.

Egli passeggia contemplando in silenzio la vergine natura: nulla di artistico pare ch' oggi non si presenti a' suoi occhi; ma a casa non ritorna Geppino senza aver tirato almeno una linea, come sapeva doversi fare ogni dì, secondo il precetto di Michelangelo; sicchè, altro non trovando, spiega la seggiolina, e, postovisi a sedere, ritrae sulla carta o un sasso coperto di muschio, o un tronco caduto, od un cespuglio od altro.

Questi suoi studii o bozze, per vedere col progresso di tempo quanto si avanzasse il figliuolo, religiosamente se le serbava il padre; ma tanto amore per l'arte ed il continuo studiare in essa, temeva la madre dovergli logorar la salute; e per questo tentò più volte di stornarnelo, quando vedeva che le giornate intere dispensava nello studio.

Donde ad allontanarlo non valevano i preghi nè i comandi dell'affettuosa sorella mia; la quale, lasciandosi facilmente piegare alle carezze che le faceva intorno il figliuolo, perché non gli contrastasse, persuadevasi, e per allora quietavasi. Se non che, la mano abbandonando talvolta la matita ed il pennello, stanca cadevagli lungo la persona, e, perché il tempo, prezioso tesoro, com' ei diceva, non iscorresse indarno, ponevasi un libro innanzi, e leggeva.

I libri, cui egli tenea più cari, eran quelli, che o di nobili fatti gli davan contezza, o che degli uomini segnalatisi nelle arti del disegno gli narravan la vita. Il leggere era il suo riposo, e quando, stanco della mente, sentivasi rinfrancato della mano, tornava alla matita ed al pennello. Così faceva quasi sempre, nè a fare altrimenti potealo indurre checchessia, per modo che, malato alcuna volta in letto, dimandava da lavorare, e rendevasi a tutti di maraviglia segno per tanta pazienza e per tanto amore allo studio.

La fatica eragli tornata in bisogno, contentissimo se ad essa potea aver compagno il cugino, per parte di madre, Errico*, l'unico amico, l'unico compagno suo. Non è a dire quale festa, vedendosi, si facevano insieme: ciascuno parlava di quanto avea fatto, o di quanto avesse in animo di fare; si mostravano i loro lavori, e si giovavano a vicenda di consigli: tra i quali non entrava invidia, chè non poteva in quei teneri cuori allignare, come non alligna colà, dove Geppino, dopo due anni, se lo ha chiamato compagno a contemplare il vero ed unico Bello.

Nel 1849, quando non avea chiuso ancora i dodici anni, disse alla madre voler fare qualcosa per mandarla in dono alla nonna materna in Napoli, e, datosi a frugar tra le cose fatte, nulla vi ritrova che degno a questo effetto gli paja. Mettersi ad un nuovo lavoro, non glielo consente il tempo, concedutogli dalla persona, cui vuol darlo, la quale debbe partir di Roma d'ivi forse a quattro o cinque giorni.

Ma ci non si lascia sgomentare a ciò: come alcun pensiero forte lo agitasse, passeggia le camere, quando, fermatosi ad un tratto innanzi ad una finestra: Mamma, ei grida, ditemi, la nonna non avrebbe caro di vedere in disegno la Trinità de' Monti con la sua gradinata, che abbiamo colà di rimpetto, e ch'io posso ritrar molto bene di qui? Quante volte non avrà ella visitato quella chiesa, stando in Roma, negli anni passati, quando viveva il nonno! Oh sì, ella lo avrà molto caro! E, detto, fatto, dà di mano alla sua tavoletta, vi stende sopra con le ostie una carta, e, chiusosi in quella camera , comincia a lavorare.

La madre vorrebbe persuaderlo che quello è troppo difficil lavoro per lui, ma egli nulla non ascolta, perché ormai ha detto di voler mandare in disegno alla nonna la Trinità de' Monti, e, se così non fa, non vive contento. Della camera non esce se non chiamato a mensa: trangugia in gran fretta un boccone, e sparisce: in meno di un giorno Geppino ha bozzato il disegno: ecco i campanili, l'obelisco innanzi alla chiesa, l'ordine maraviglioso di quella gradinata, le case che quinci e quindi la fiancheggiano: in altri due giorni il disegno è compiuto ed è acquerellato con inchiostro chinese.

Questo non è certo il principal lavoro del mio nipote, ma io ho voluto far di esso special menzione, come di quello cui ho avuto più agio di osservare, e che per l'età in che fu fatto, mi par cosa maraviglíosa. E di vero, l'esser tanto diligente nel ritrar tutte le minuzie di quella architettura, il gettar sempre regolatamente l'ombra, ed il sapere (e questo maggiormente mi sorprende) col solo inchiostro chinese temperar così bene le tinte, è cosa ch'io non credo potersi di leggieri vedere o sperare a dodici anni. Ma oh Dio! tante speranze dovean elle svanire in un punto. Quella cara vita doveva così presto, come un fiore troncato a mezzo, perire!

Se alcuno, dolcissimo cognato mio, ti avesse detto: Pietro, al ritorno che tu farai di questo viaggio, non ritroverai del tuo Geppino altro che una memoria, lo avresti tu mai creduto? No certo, ma egli dovea esser pur vero. Geppino avea fatte al padre, partente quell'anno, più carezze che fatte non gli avea negli anni passati, quasi sapesse quelle dover essere le ultime. Padre mio, non partire, non lasciarmi quest'anno, gli veniva dicendo, e piangeva e lo carezzava. Ma come fare ? Pietro dovea partire, perchè il suo traffico lo chiama altrove ogni anno nell'autunno, e parti.

Geppino se ne andò con la madre e con le sorelle di là a pochi giorni a Frascati, malinconico allontanandosi da Roma, quasi presago che quella fosse l'ultima volta ch' ei salutasse il Campidoglio e I' Anfiteatro. Vide, prima di andarsene, il cugino, l'altro piccolo artista, e lo abbracciò teneramente. Geppino ed Errico non si amavano solamente perchè congiunti di sangue, ma perchè le anime loro erano di così fatta tempra, che l'una non sapea fare senza dell' altra. Essi sentivano il bisogno di vedersi, di lavorare insieme, di ragionare anche talvolta del loro avvenire, perchè erano nati con quella scintilla in cuore, che, ventilata per tempo, gran fiamma seconda, e fa gli uomini uscire della schiera volgare, ed essi ne sarebbero certamente usciti.

Non così tosto Geppino fu giunto in villa, che l'anima sua parve riaversi alla fragranza de' fiori ed alla freschezza de' prati. Quel sorriso, che animava continuo il suo volto, ma che dal giorno della partenza del padre, più non si era veduto, tornò sulle sue labbra: la campagna col suo immenso orizzonte lo ha di nuovo rallegrato: il suo cuore si è riaperto alla speranza ed all'arte. La solitudine che tanto piace alle anime sensitive, si accorda mirabilmente all'indole soavissima di lui. La brezza del mattino, il canto degli uccelli, il tintinnio delle greggi, le voci de' contadini, il silenzio del mezzogiorno, la squilla della sera son cose che parlano arcanamente al cuore di chi è nato per essere artista.

L'artista contempla la natura innamorato: Geppino è artista. Vedetelo la mattina uscir per tempo con la madre: vedetelo seduto tra quegli alberi, come mostrasi attento a ritrar le rovine di quella casa: domani, quando i primi raggi del sole vestiranno le cime de' monti, e dissiperanno a poco a poco i profumi di nebbia esalanti da' campi, vedretelo a ritrar quel paesetto in lontananza. Ma indarno par che noi lo aspettiamo quest'oggi, perocchè l'ora è già tarda, ed egli non si è per anco veduto; forse lavora in casa, e quivi lo anderemo a visitare. Ma oh Dio, ch'è mai?

La madre non ci risponde, le sorelle piangono, perchè Geppino è infermo a letto, ed i medici lo hanno sfidato. Morire a quattordici anni, quando la vita ci pare ancora un giardino, perchè l'alito avvelenato delle passioni non ha per anco avvelenata il vergine nostro cuore, dev'esser pure dolorosa cosa; ma Geppino non si stacca dalla terra di altro addolorato se non di lasciarvi la madre Maddalena, e di non potere abbracciare per un'altra volta il dolcissimo padre suo.

Geppino moriva contento nelle braccia della madre e delle sorelle, perchè moriva innocente. Le ultime parole ch'ebbe forza di profferire furono poi padre lontano: Mamma, quante volle mi abbraccerà, quando sarà tornato, il babbo! ma io allora non lo vedrò, non è vero? non potrò baciarlo anch'io. Abbracciatelo voi, baciatelo voi assai per me, mamma mia; Franceschina, Silvia, consolatelo voi: non lo fate pianger tanto, se non mi trova: ditegli che non pianga: io non voglio.

Queste parole disse Geppino un giorno avanti di morire; ma il giorno appresso si rasserenò, e parca che stesse bene, tanto che, sedutosi in mezzo del letto, e chiesto i libri, le carte, la matita, disegnò, lesse, tornò a disegnare; e letto di nuovo avrebbe, se stanca su' guanciali non glii fosse caduta la testa, ed il libro uscito di mano. Così stette alquanto: gli occhi fissò grandemente allegri in fronte a ciascuno, quasi per accomiatarsi da loro: poscia li chiuse e si addormentò.

Quanti erano in quella camera, temendo non le loro sommesse parole lo avessero a destare, si tacquero: essi guardavano desolati ed in silenzio quel candido volto, fatto bello come quello di un angiolo, nè si erano accorti che di angiolo erasi pur fatta l'anima sua volata ad accrescerne il numero in Paradiso.

Qualunque tu sii, o anima gentile, ch'avrai letto queste parole, se mai ti accadesse di visitare la città capo del mondo, entrando nella Chiesa di S. Lorenzo in Lucina, ti ricordi di piegar alquanto a dritta. Dove un monumento per tutta una famiglia preparato ti si farà vedere con in mezzo l'effigie in busto di un giovanetto trilustre; nel quale a piangere le speranze troncate ti invitano i pennelli con la tavolozza, onde I' artista scultore ne adornava bellamente la tomba.

Michele Melga

* Errico Melga, morto ultimamente in Livorno, dove la sollecita madre lo avea mandato a studiare, era figliuolo, unico maschio, del primo de' miei fratelli, Santino, il quale, venuto da Roma nel maggio del 1850, per respirar l'aria di Napoli, dopo undici giorni ci lasciò per sempre!



Pro-memoria scritto in inglese da Ettore Roesler Franz il 29 marzo 1894 nel suo studio romano di piazza S. Claudio 96 in cui viene ventilata la vendita alla Città di Londra dell'intera serie dei 120 acquarelli di Roma Sparita, compresa la replica della 1^ Serie di 40 acquarelli già venduti al Comune di Roma nel 1883.

Roma, 96 S.Claudio

Marzo 29. 1894

Memorandum


La mia idea sarebbe che le 3 serie di "Roma Pittoresca" o "Memorie di un'era che passa" dovrebbero essere acquistate insieme, per formare un'unica e completa collezione di vedute dei resti demoliti di Roma medioevale ora scomparsa.

Io chiedo per tutta la Collezione di 120 quadri 2.400 sterline in rate di 20 sterline l'una, ma con riserva di copyright.

Se la città di Londra decidesse di fare l'acquisto io dovrei dipingere le repliche della 1^ Serie che è in possesso del Comune di Roma. Per questo lavoro impiegherei almeno 2 anni.

La collezione dovrebbe essere posta in una sala speciale con una grande carta topografica della vecchia Roma in cui io darei indicazioni dei luoghi dove sono stati ripresi i quadri e questo faciliterebbe gli studiosi delle future generazioni nel capire quale era l'aspetto di Roma prima dei presenti mutamenti.

Il copyright per la riproduzione dovrebbe essere valutato in 200 sterline per ogni Serie (600 le tre serie). Ma esso non sarà comunque concesso fino a che le tre Serie non saranno riunite in un solo acquisto.

Ettore Roesler Franz


Per più dettagliate notizie sulla mostra e sul Centenario della morte di Ettore Roesler Franz vedere i siti:

http://www.museodiromaintrastevere.it/mostre_ed_eventi/mostre/paesaggi_della_memoria_gli_acquerelli_romani_di_ettore_roesler_franz_dal_1876_al_1895/
http://www.museodiromaintrastevere.it/servizi/ufficio_stampa/paesaggi_della_memoria_gli_acquerelli_romani_di_ettore_roesler_franz_dal_1876_al_1895
http://www.comune.roma.it/was/wps/portal/!ut/p/_s.7_0_A/7_0_21L?menuPage=/&targetPage=/Homepage/Area_Content/Rubriche__Primo_Piano/Cultura_,_eventi_,_tempo_libero/info-321736929.jsp
http://www.zetema.it/mostre_ed_eventi/mostre
http://www.museiincomune.it/mostre_ed_eventi/mostre
http://www.060608.it/it/content/itemEvent/area/eventi_e_spettacoli/itm/17112
http://www.archimagazine.it/
http://www.archimagazine.com/broesler.htm
http://www.archimagazine.com/mroesler.htm
http://www.archimagazine.com/rocchiuzzi.htm
http://www.archimagazine.com/rroeslertittoni.htm
http://www.archimagazine.com/rpirani.htm
http://www.culturalnews.it/Article.aspx?c=35&s=40&a=5345
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